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Cinque soldati ucraini sono stati uccisi negli attacchi dei separatisti filorussi

Le violazioni del cessate il fuoco mettono in pericolo gli sforzi per trovare una soluzione alla crisi

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Cinque soldati ucraini sono stati uccisi domenica 29 maggio in due attacchi dei separatisti sostenuti dalla Russia nelle province orientali del paese. Martedì 24 maggio altri sette soldati dell’esercito ucraino avevano perso la vita.

Quattro soldati sono stati uccisi in un’imboscata nella città di Avdiyivka, a nord della regione di Donetsk in mano ai separatisti, diventata nelle ultime settimane la prima linea dell’offensiva dei ribelli. Un altro è morto a causa di una mina esplosa mentre stava attraversando una strada a bordo di un blindato.

Secondo alcune testimonianze, negli scontri sarebbero morti anche due soldati ribelli.

Oleksander Turchynov, il segretario del consiglio per la Sicurezza nazionale e la Difesa, ha detto che i miliziani separatisti sostenuti dalla Russia hanno intensificato gli attacchi contro le truppe del governo utilizzando artiglieria pesante che avrebbero invece dovuto rimuovere dal fronte secondo l’accordo di Minsk negoziato con la mediazione di Berlino e Parigi.

Il cessate il fuoco siglato a febbraio 2015, che prevede elezioni e il ristabilimento del controllo ucraino sui propri confini con la Russia, non è riuscito a porre fine a tutti i combattimenti nelle regioni separatiste dell’est del paese. Entrambe le parti accusano l’altra di commettere violazioni.

Mosca respinge le accuse occidentali di aver fornito ai ribelli nelle regioni di Luhansk e Donetsk armi e truppe, ma ha ammesso l’esistenza di “volontari” russi in aiuto ai ribelli. Il conflitto ha sinora causato novemila vittime e ha portato i paesi occidentali a imporre sanzioni contro la Russia.