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In Francia le centrali nucleari si uniscono allo sciopero contro la riforma del lavoro

I lavoratori dei 19 impianti presenti sul territorio interromperanno le attività da oggi, 26 maggio. Lo sciopero non avrà effetti sulla vita quotidiana dei francesi

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I lavoratori delle 19 centrali nucleari francesi hanno votato per andare in sciopero da oggi, giovedì 26 maggio. Anche loro, come altre categorie di lavoratori, protestano contro la nuova riforma del lavoro voluta dal governo socialista di Manuel Valls. Nei giorni scorsi, anche le raffinerie di petrolio si erano fermate causando forti disagi alla popolazione, rimasta senza carburante.

La riforma prevede la semplificazione delle regole di assunzione e di licenziamento, una maggiore flessibilità sugli orari di lavoro e la possibilità per la grandi aziende di ridurre i salari.

La maggior parte dei francesi si dichiara contraria alla normativa e vi sono state forti critiche nei confronti del governo per aver fatto ricorso all’articolo 49.3 della costituzione, che prevede l’approvazione veloce delle leggi senza passare dal voto del parlamento.

Lo sciopero delle centrali nucleari non dovrebbe avere grandissime ripercussioni sulla vita quotidiana dei cittadini, contrariamente a quello delle raffinerie di petrolio che aveva causato scarsità di benzina nelle stazioni di servizio del paese, costringendo gli automobilisti a ore di fila per fare rifornimento.

Anche se la Francia produce tre quarti della sua elettricità nelle 19 centrali nucleari del paese, i limiti legali di sciopero nel settore del nucleare e le grandi quantità di energia importate dall’estero dovrebbero evitare blackout.

La “Confédération générale du travail” (Cgt) sta mobilitando sempre più categorie. Jean-Claude Colin, un alto dirigente del sindacato francese, ha dichiarato che “scendere in strada non basta più, non ci ascoltano più. Inizieremo a usare le armi pesanti, più sostanziali, e combatteremo tutti per dire al governo che ne abbiamo abbastanza”.

Il governo non cede. Il primo ministro Manuel Valls afferma che nessuna opzione è da scartare e che le forze dell’ordine continueranno a intervenire. Ha poi aggiunto, rivolgendosi al parlamento, che la Cgt non governa il paese, ma che potrebbero essere apportare modifiche alla riforma. L’esecutivo è sotto pressione per l’avvicinarsi degli europei di calcio organizzati dalla Francia. Il torneo inizierà il 10 giugno.

L’opinione pubblica rimane divisa. Molti cittadini sono d’accordo con il sindacato e sono contrari alla riforma, ma i forti disagi dei giorni scorsi ha generato un diffuso malcontento in tutta la Francia.