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Per non dimenticare Hiroshima

Il 27 maggio Barack Obama visiterà la città dove il 6 agosto 1945 l’esercito americano sganciò la prima bomba atomica, ma non sono previste scuse ufficiali

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Il prossimo 27 maggio Barack Obama sarà il primo presidente
degli Stati Uniti in carica a visitare la città di Hiroshima, in Giappone, dove
il 6 agosto 1945 l’esercito americano sganciò la prima bomba atomica.

Quel giorno furono migliaia i cittadini uccisi all’istante
dalle radiazioni emanate dal fungo atomico, e entro la fine del 1945 i morti
avevano già raggiunto la cifra di 140mila.

Accompagnato dal primo ministro nipponico Shinzo Abe, il
presidente Obama sarà in Giappone per riaffermare una forte alleanza con il
paese asiatico e visiterà in particolare Hiroshima per manifestare la propria
posizione a favore della denuclearizzazione del mondo, ma lo staff della Casa Bianca
preannuncia che non verranno presentate scuse ufficiali per i morti del 1945.

Le bombe atomiche, che colpirono Hiroshima e Nagasaki a
distanza di tre giorni l’una dall’altra, misero fine alla Seconda guerra
mondiale e tuttora molti americani le considerano un gesto inevitabile che
risparmiò molte altre vite sia sul fronte statunitense che su quello
giapponese. Il Giappone, che si arrese sei giorni dopo la seconda bomba, non
condivide questo punto di vista, e diverse voci critiche si sono levate sia
contro Obama che contro l’attuale governo giapponese per essere così
condiscendente rispetto a una questione di principio così delicata.

Allo stesso tempo, anche tra gli storici giapponesi c’è chi
sostiene che la scelta statunitense di non presentare delle scuse ufficiali sia
controproducente, perché contribuisce a una “santificazione” del Giappone, che
potrebbe così continuare ad autorappresentarsi come vittima senza colpe, distogliendo
l’attenzione dagli atti di guerra compiuti dall’esercito giapponese prima della
fine della guerra.

L’agenzia Reuters ha raccolto una serie di immagini dei
momenti successivi a quel 6 agosto 1945 per ricordare, qualsiasi sia la propria
opinione sulle ragioni dei due paesi, la tragedia inusitata che rappresentò
quell’esplosione per le migliaia di cittadini della città.