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L’intimità della maternità raccontata attraverso gli autoscatti di una fotografa
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L’intimità della maternità raccontata attraverso gli autoscatti di una fotografa

Attraverso le sue foto, Anna Ogier-Bloomer vuole trasmettere il dolore fisico a cui porta l'essere madre, ma allo stesso tempo l'incredibile gioia a livello emotivo

23 Mag. 2016

Negli ultimi due anni e mezzo, la fotografa newyorchese Anna
Ogier-Bloomer ha aggiunto un nuovo soggetto alla lista di quelli da lei ritratti:
sua figlia Violet, alla quale ha dedicato la serie intitolata Letdown.

In particolare, da quando la bambina è nata, Ogier-Bloomer ha
sperimentato sulla sua pelle quello che fino a quel momento aveva solo potuto
immaginare: oltre all’attaccamento emotivo nei confronti di sua figlia, la
maternità comporta anche degli sconvolgimenti nel fisico di una donna, sui
quali la fotografa si è voluta concentrare.

Ogier-Bloomer ammette per esempio che non era preparata all’incredibile
appetito per il latte di un neonato, né alla conseguente spossatezza dopo l’allattamento
e al confronto con un corpo in trasformazione, e proprio per questo ha deciso
di tradurre i suoi sentimenti in immagini.

“Non c’è una sola parte del mio corpo che sia rimasta uguale, dopo che sono diventata madre”, rivela. “Quasi non volevo prendere la macchina fotografica”,
dice la fotografa, ma poi ammette anche che sentiva di non poter lasciare che questi
momenti così ricchi di intimità con Violet non avessero una testimonianza visiva. 

Attraverso queste foto, il suo obiettivo è trasmettere il grande dolore fisico a cui porta la maternità, ma allo stesso tempo l’incredibile gioia a livello emotivo che un legame così forte può generare.

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