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Perché in Francia si continua a protestare contro la riforma del lavoro

Scioperi, manifestazioni degenerate in sconti con la polizia: tre quarti dei francesi non vogliono la legge che vuole introdurre più flessibilità

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Continua con lo sciopero del personale delle ferrovie e dei porti, con treni dimezzati e traghetti cancellati, la protesta dei sindacati in Francia contro la riforma del lavoro approvata dal parlamento dopo il voto di fiducia posto dal governo socialista.

Martedì 17 maggio la manifestazione a Parigi è sfociata in scontri con la polizia, con scene di guerriglia a Montparnasse, dove gruppi di giovani hanno lanciato pietre contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni.

Alla base della riforma voluta dal presidente francese François Hollande ci sono una serie di norme che semplificano le regole per le assunzioni e per i licenziamenti e privilegiano la contrattazione aziendale rispetto a quella collettiva e nazionale.

Secondo il governo la maggiore flessibilità incoraggerà le aziende ad assumere e combatterà la disoccupazione che in Francia ha raggiunto il tasso del 10 per cento.

Hollande, a un anno dalle prossime elezioni presidenziali, ha annunciato che non si ricandiderà se fallirà nella lotta alla disoccupazione, ma secondo i critici la riforma metterebbe invece in pericolo alcune tutele fondamentali dei lavoratori.

Tre quarti dei francesi, secondo i sondaggi, sono contrari alla legge e nelle prossime settimane sono previsti nuovi scioperi e manifestazioni organizzate dai sindacati che sperano di raggiungere numeri tali da costringere il governo ad un passo indietro.

Ma Hollande annuncia battaglia: “Questa legge che si sta discutendo, anche nelle piazze, passerà. Non cederò. È stata discussa, concertata, corretta, emendata: i sindacati riformisti appoggiano il testo e la maggioranza dei socialisti lo ha votato. Troppi governi hanno ceduto ed è la causa delle condizioni in cui ho trovato il paese nel 2012″, ha dichiarato il presidente francese ai microfoni di Europe 1.

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