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Intervista a Paolo Malaguti, candidato al Premio Strega 2016

Il 15 giugno il romanzo storico "La reliquia di Costantinopoli" potrebbe entrare nella cinquina dei finalisti del premio. L'intervista di Flavio Lapiccirella all'autore

Immagine di copertina

Con l’espressione “romanzo storico” si individua un settore della letteratura che poggia su due specifiche colonne portanti: la temerarietà dello scrittore, dal momento che alla consueta elaborazione narrativa dovrà aggiungersi la credibile caratterizzazione politica, sociale, culturale ed emotiva di un determinato contesto storico; e la fiducia del lettore, sentimento che muoverà dall’esigenza di farsi guidare per mano lungo un percorso ibrido, definito dallo spazio sinuoso che corre tra i binari della verità documentale e della finzione letteraria. 

Un patto a due contraenti che Paolo Malaguti, autore della fortunata opera La reliquia di Costantinopoli (ed. Neri Pozza, 2015), pare abbia onorato fino in fondo, a giudicare dal riscontro di pubblico e di critica e dal cammino importante che sta compiendo nell’ambito del prestigioso Premio Strega.

Dopo aver ottenuto l’interessamento e la presentazione ufficiale di due “amici della domenica” – il gruppo di romanzieri, saggisti, editori, giornalisti, artisti e letterati che sta alla base del concorso –, nella fattispecie dello scrittore Marcello Fois e del Presidente dell’Associazione Librai Italiani Alberto Galla, è riuscito a superare la prima selezione operata dal Comitato direttivo sui ventisette testi proposti, e ad essere celebrato, il 5 maggio presso il Teatro Massimo di Benevento, come uno dei dodici concorrenti di questa settantesima edizione.

Nato a Monselice (Pd) nel 1978, laureatosi a Padova in Filologia italiana e attualmente insegnante di latino e italiano nel liceo “Brocchi” di Bassano del Grappa, Malaguti ha voluto infondere nelle 592 pagine della sua imponente quarta opera tutta la drammatica, complessa grandiosità di una vicenda gravida di ripercussioni storiche quale la caduta di Costantinopoli del 1453. 

All’interno di un avvincente scenario che lega insieme guerra, politica, diplomazia e identità spirituale si dipana una trama che affascina e incanta il lettore, tanto da indurlo a seguire con animo rapito un filo narrativo che, tra sequenze di cruda azione e momenti di lirica introspezione, va a svolgersi lungo due distinti piani del racconto. 

Quello che si colloca nel 1565 e con cui si apre il libro, sopra il quale si muove il veneziano Giovanni Marcipian, rappresentato ormai anziano mentre recupera dalle spoglie del suo vecchio precettore bizantino Gregorio Eparco, riesumate dal cimitero di San Zaccaria, il diario di viaggio del defunto, vero e proprio scrigno in pagine entro cui è custodito un antico segreto.  

E poi quello che effettivamente appartiene ai fogli consumati del manoscritto trafugato, dal quale emerge la straordinaria avventura di Gregorio e dell’amico Malachia Bassan, mercante ebreo veneziano con cui era in affari, due uomini, schiacciati dall’immensità di un evento storico dirompente, impegnati in una missione nobile e rischiosa: ritrovare e salvare le dieci più sacre reliquie della cristianità, da secoli nascoste nei meandri della capitale Costantinopoli, durante i mesi che dal tramontare del 1452 portano alla fatidica caduta del 29 maggio del 1453.   

Un viaggio appassionante che lascia il lettore con il fiato sospeso sino alla fine e che, pur saziando a dovere la sua curiosità, gioca con la sua fantasia lasciando socchiuse alcune porte, consentendo, se non proprio di intravedere, almeno di immaginare ulteriori possibili risvolti, e di conseguenza nuovi capitoli di quella che potrebbe assumere i connotati di una storia più ampia.

Per il momento, ad ogni modo, il prossimo appuntamento per La reliquia di Costantinopoli consisterà nello spoglio dei voti previsto per il 15 giugno, in cui il giudizio espresso dai quattrocento “amici della domenica”, dai quaranta “lettori forti” indicati da librerie indipendenti facenti parte dell’ALI (Associazione Librai Italiani), e dai venti “voti collettivi” rimandanti a scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’estero, selezioneranno la cinquina dei finalisti, dalla quale emergerà il vincitore assoluto in vista della proclamazione dell’8 luglio.
In vista di quell’occasione, abbiamo posto alcune domande all’autore.

Dottor Malaguti, al momento sta coniugando la professione di professore e quella di scrittore: se arrivasse a trionfare in una competizione importante come quella del Premio Strega, potrebbe pensare di abbandonare l’insegnamento per dedicarsi unicamente alla letteratura?

Sicuramente la candidatura allo Strega è stata per me una sorpresa enorme, un atto di fiducia da parte della mia editrice che spero di poter onorare al meglio. Già avere avuto accesso alla dozzina dei finalisti è un traguardo insperato: sono uno scrittore ben radicato nella realtà del Veneto, ma appena affacciato sulla distribuzione di livello nazionale.

Detto ciò, per rispondere alla domanda, devo dire che insegnare mi piace molto: anzi, in verità mi diverte! Credo inoltre che la scrittura tragga giovamento dalla mia attività di insegnamento, almeno quanto l’insegnamento trae forza anche dall’attività di scrittura. Pertanto anche se avessi la fortuna di diventare uno scrittore affermato, non avrei dubbi sul rimanere nel mondo della scuola.

Che tipo di ricerche ha svolto per documentarsi sul periodo in cui è ambientato il romanzo, ovvero i mesi di dure battaglie che si concluderanno con la caduta di Costantinopoli?

Le vicende dell’assedio di Costantinopoli sono fortunatamente oggetto di decine di studi, quindi l’accesso alle informazioni e ai documenti non è stato un grosso problema. In particolar modo ho molto amato, durante la fase di studio, un libro curato da Silvia Ronchey e Tommaso Braccini, Il romanzo di Costantinopoli, edito da Einaudi, perché offre una serie infinita di fonti letterarie centrate sulla città di Costantinopoli-Istanbul, fornendo informazioni molto precise sui luoghi e sui mutamenti della città nei secoli.

Poi certamente non sarei stato in grado di creare un contesto storico così dettagliato senza l’aiuto dei due volumi della Lorenzo Valla La caduta di Costantinopoli: Le testimonianze dei contemporanei e L’eco nel mondo, curati da Pertusi. Per quanto riguarda l’approfondimento sull’argomento delle reliquie, mi sono basato prima di tutto sul saggio di Freeman, Sacre reliquie, edito da Einaudi.

L’elenco potrebbe continuare nel merito delle ricerche sulla parlata giudeo-veneziana di uno dei due protagonisti, Malachia Bassan, o ancora per quanto concerne la struttura e l’organizzazione dell’impero Ottomano all’epoca dei fatti… Insomma, mi sono divertito a scavare in più direzioni. 

La reliquia di Costantinopoli sta procedendo speditamente, bruciando le varie tappe in cui si snoda il percorso verso lo Strega: lei come autore, riesce a tenere il passo della sua creatura?

Il premio Strega è un’avventura magnifica, ma anche faticosa per chi, come me, non è abituato a certe ribalte! La dozzina dei finalisti si è trovata nei giorni scorsi prima a Sanremo e poi a Benevento, e abbiamo avuto modo di conoscerci e di presentare i nostri lavori e i nostri modi di intendere la scrittura al pubblico.

Il 16 maggio saremo di nuovo assieme a Modena, dove incontreremo gli studenti che fanno parte della giuria che selezionerà la cinquina finale, a metà giugno. Cerco di imparare il più possibile da quanto sto vivendo: ho incontrato persone che vivono della propria scrittura, e mi sono confrontato da vicino con il mondo dell’industria editoriale, molto affascinante ma anche molto complesso e diversificato al suo interno.

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Ovviamente l’emozione è tanta, come il senso di responsabilità, ma allo stesso tempo confesso che quando sono tornato a casa, dopo questi grandi eventi, ho sempre tirato un sospiro di sollievo! Qualunque sia il punto d’arrivo, sarà ovviamente per me sempre e solo un nuovo punto di partenza: spero di essere agli inizi della mia attività di scrittura, le idee, per fortuna, non mancano. Ad ogni modo, mantenere l’equilibrio tra insegnamento e scrittura è per me ancora molto importante, e spero quindi di poter continuare su questa pista ancora a lungo.