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Il Pentagono ha reso noto di avere alcuni soldati impegnati in Yemen

Gli uomini forniscono supporto d'intelligence nella lotta agli affiliati di al-Qaeda nel paese. Nel frattempo, gli Houthi denunciano una grave violazione della tregua

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Il Pentagono ha reso noto venerdì 6 maggio 2016 di avere un ristretto numero di soldati impegnati in Yemen. Nel frattempo, la tregua instaurata il 10 aprile sotto l’egida delle Nazioni Unite per facilitare lo svolgimento dei colloqui di pace in Kuwait, inizialmente previsti per il 18 aprile e poi rimandati, rischia di collassare.

Secondo quanto riferito dal portavoce del Pentagono – il capitano Jeff Davis – alcuni uomini appartenenti alle forze armate americane sono stati incaricati di fornire supporto di intelligence alle operazioni degli Emirati arabi uniti (Uae) contro il gruppo estremista al-Qaeda nella penisola arabica (Aqap).

Gli Stati Uniti supportano gli alleati in Yemen anche con consulenza e assistenza per la pianificazione operativa, sostegno medico e rifornimento aereo.

Gli Uae hanno fatto richiesta di assistenza nella lotta ai gruppi armati islamisti in particolare in materia d’intelligence, e il Pentagono assicura alle forze emiratine materiale di sorveglianza e strumenti per la ricognizione, anche aerea.

Le forze americane sono impegnate direttamente nella lotta all’Aqap in Yemen e conducono attacchi aerei insieme agli alleati della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, intervenuta nel paese a sostegno del governo internazionalmente riconosciuto guidato da Abd Rabbo Mansour Hadi.

Nel frattempo, però, la fragile tregua tra le forze ribelli sciiti Houthi e il governo di Hadi richia si rompersi.

Gli Houthi hanno accusato la coalizione guidata dall’Arabia Saudita di aver effettuato dei bombardamenti nella giornata di domenica 8 maggio, durante i quali sarebbero rimaste uccise sette persone.

Mentre le trattative per giungere a una soluzione permanente del conflitto e una transizione politica non sembrano fare progressi, i rappresentanti dei ribelli si sono rifiutati di incontrare l’inviato speciale dell’Onu, Ismail Ould Cheikh Ahmed.

Una situazione di stallo che rischia di prolungare e peggiorare la grave crisi umanitaria nel quale è caduto il paese in seguito allo scoppio del conflitto.

Infatti, la presunta violazione di domenica 8 maggio è solo l’ultima in ordine di tempo, benché la più grave. Le forze governative, nonché i suoi sostenitori della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, sembrano ben lungi dall’avere ragione delle forze ribelli.

La guerra in Yemen finora ha ucciso più di 6.200 persone, e costretto più di 2,5 milioni di persone a fuggire dalle proprie case.