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La vera storia dei “fratelli del sole”: vivi di giorno, paralizzati di notte

Si svegliano pieni di vita e di energia. Vanno a scuola, giocano a cricket, fanno tutto ciò che un bambino della loro età può fare. Finché non tramonta il sole. La storia

Immagine di copertina

Shoaib e Rashid si svegliano ogni mattina come tutti i bambini di Mian Kundi, un piccolo villaggio che si trova a 15km da Quetta, nella provincia pakistana del Balochistan.

Shoaib ha 13 anni e da grande vuole fare l’insegnante di religione. Rashid, invece, a 9 anni sogna di diventare un Hafiz-e-Quran, ovvero uno studioso islamico che conosce a memoria il Corano.

Vengono da una famiglia religiosa, praticante, come la maggior parte delle persone di Mian Kundi. Si svegliano insieme al sole, alle 4 del mattino, pieni di vita e di energia. Vanno a scuola, giocano a cricket, ridono, scherzano, fanno tutto ciò che un bambino della loro età può fare. Fino a che non tramonta il sole.

Con l’affievolire dei raggi del sole, i due fratelli cominciano a perdere le forze. Pian piano, non riescono più ad aprire gli occhi, a parlare, a stare seduti. Entro la sera, si ritrovano completamente paralizzati. Tutti i giorni.

È il team del Dottor Javed Akram, professore di medicina al Pakistan Institute of Medical Sciences, che si sta occupando del caso di quelli che ormai sono noti come i “fratelli del sole”, insieme ad altri 27 collaboratori pakistani e 13 internazionali.

“Abbiamo accettato questo caso come una sfida,” sostiene il Dottor Akram in un’intervista al quotidiano pakistano Dawn. “I nostri dottori stanno portando avanti dei test medici per determinare come sia possibile una cosa del genere. È un rebus complicato da risolvere per la medicina: corpi sincronizzati al movimento del sole”.

È un caso senza precedenti. Una malattia misteriosa per la quale, al momento, non sembra esistere una cura.

Il padre dei bambini, Mohammad Hashim, sostiene che siano nati così e che la loro non sia un’abitudine sviluppata col passare degli anni.

“Siamo fortunati che la loro condizione non sia peggiorata col tempo,” dice.

Hashim ha sei figli, tre dei quali sani. Shoaib, Rashid e il piccolo Ilyas, di solo un anno, invece, soffrono tutti e tre della “malattia del sole”. Il padre però sostiene che non sia una cosa direttamente legata alla luce del sole, come molti abitanti di Mian Kundi credono, perché anche nei giorni nuvolosi o di pioggia, la loro routine non cambia.

I fratelli hanno imparato a completare tutti i loro compiti in tempo per mettersi al letto all’ora del tramonto. Sia le loro menti che i loro corpi sono stati addestrati così, ma man mano che crescono, soffrono sempre più le conseguenze della loro paralisi notturna.

Sono stati condotti quasi 100 test medici e analisi di ogni genere su Shoaib e Rashid, e ce ne sono altri 200 di cui si attendono i risultati.

“Uno dei test che abbiamo condotto indica un problema del sistema nervoso,” rivela il Dottor Akram. Dopo aver provato diversi medicinali, pare che il suo team sia riuscito a trovarne uno parzialmente efficace, che consente ai due fratelli di poter stare seduti e compiere qualche passo dopo il tramontare del sole, ma non è da considerarsi una cura definitiva.

Adesso i ricercatori hanno cominciato anche ad analizzare la terra, l’acqua e l’aria di Mian Kundi, cercando di trovare una risposta a quali possano essere state le cause della misteriosa condizione dei fratelli del sole.

“Nel nostro villaggio non ci sono malattie, c’è la corrente, ci sono i telefoni e il gas. La gente vive una vita sana e normale,” sostiene Hashim con un tono difensivo verso chi cerca di trovare collegamenti tra la malattia dei suoi figli e il villaggio dove sono cresciuti. “Non siamo un villaggio sottosviluppato”.

Al momento, il governo del Pakistan sta fornendo assistenza medica gratuita ai fratelli, che continuano ad essere sottoposti a test medici nella capitale Islamabad, dove rimarranno fino ad ulteriori sviluppi.