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La nuova vita in Spagna del rifugiato sgambettato da una cronista ungherese
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La nuova vita in Spagna del rifugiato sgambettato da una cronista ungherese

Osama Abdul Mohsen era diventato noto quando, a settembre 2015, era stato fatto cadere a terra da una reporter. Ora fa l'allenatore di calcio in Spagna

05 Mag. 2016

L’immagine di quello sgambetto ha fatto il giro del mondo:
era il settembre 2015 quando il profugo siriano Osama Abdul Mohsen, mentre correva
tenendo in braccio suo figlio Zaid, veniva fatto cadere a terra dalla reporter
ungherese Petra László, suscitando l’indignazione di moltissime persone.

Mohsen era uno dei tantissimi profughi che, al confine tra
Serbia e Ungheria, stavano correndo per entrare nel paese ed evitare di essere
trattenuti dalla polizia, e un video diventato virale aveva mostrato l’accoglienza
tutt’altro che calorosa della giornalista della rete ungherese N1TV, poi
licenziata.

Questo il video di quel momento:

 

L’uomo, dopo l’eco mediatica che aveva avuto la sua storia,
era stato rintracciato e si era scoperto che in Siria svolgeva la professione
di allenatore di calcio, e dopo questa rivelazione Angel Galan
,
presidente della scuola di allenatori spagnola CENAFE, lo aveva invitato a
Madrid con la promessa di un alloggio e di una squadra locale da allenare.

Sono passati ormai diversi mesi, e Mohsen vive ancora a
Getafe, periferia di Madrid, con suo figlio Zaid, 7 anni, e l’altro figlio
Mohammed, di 17. Sua moglie e altri due bambini sono invece ancora a Mersin,
Turchia meridionale, e Mohsen spera che presto possano raggiungerlo.

La sua vita e quella dei suoi figli, dopo quello sgambetto,
ha avuto risvolti totalmente inaspettati, come quando il piccolo Zaid ha avuto
modo di camminare al fianco di Cristiano Ronaldo del Real Madrid allo stadio Santiago
Bernabeu.

Anche senza questi momenti fuori dalla norma, Mohsen si
sente riconoscente del fatto che il calcio lo abbia aiutato a trovare lavoro in
un paese dove la disoccupazione è ancora superiore al 20 per cento, e continua
ogni giorno ad allenare con piacere e gratitudine la squadra di dilettanti che
gli è stata affidata.

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