Me
Cosa indossavano quando sono state violentate
Condividi su:

Cosa indossavano quando sono state violentate

La fotografa Katherine Cambareri ha ritratto gli abiti indossati da alcune vittime di stupri al momento della violenza, per dimostrare che non esistono "abiti provocanti"

05 Mag. 2016

“Bè, ma com’eri vestita?” è la domanda meno adatta che si possa
rivolgere a una vittima di violenza sessuale, ma anche una delle più frequenti.

L’idea che in qualche modo chi viene assalito sessualmente “se
la sia cercata”, magari anche solo con un abbigliamento più provocante di un’ipotetica
norma, è purtroppo più diffusa di quanto si pensi, e aggiunge un’ulteriore
umiliazione a chi ha già subito un trauma come quello della violenza sessuale.

La fotografa statunitense 22enne Katherine Cambareri ha quindi deciso di
intitolare così (Well, What Were You Wearing?) il suo potente progetto, nel quale vengono mostrati, su uno
sfondo nero, gli abiti che alcune vittime di stupri indossavano al momento
della violenza.

Secondo Cambareri, che è ancora una studentessa, “Come giovane donna che vive in un campus
universitario, ho sentito parlare moltissimo di violenza sessuale, e la
questione principale per le vittime di solito riguarda cosa indossavano al
momento del fatto. Questa cosa mi preoccupa molto, perché la violenza sessuale
è un atto di controllo e di potere e non ha nulla a che fare con
l’abbigliamento di una persona”.

“Ho deciso di documentare ciò che le vittime
indossavano al momento sono stati aggrediti per dimostrare che non vi è alcun
tipo di abbigliamento che possa provocare una violenza”.

La serie conta attualmente 15 foto, originariamente riguardanti
gli abiti di amiche o conoscenti di Katherine e poi anche di sconosciuti che,
sentito del progetto, hanno cominciato a entrare in contatto con lei. Cambareri
spera comunque di continuare questo progetto anche in futuro, chiedendo come ha
fatto finora su Facebook alle vittime di violenza di prestarle i loro vestiti
per uno scatto.

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus