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Centinaia di manifestanti irrompono nel parlamento di Baghdad

I sostenitori di Moqtada al-Sadr hanno manifestato per settimane nei pressi della zona verde per fare pressione sul governo affinché sostituisca alcuni ministri

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Centinaia di sostenitori del religioso sciita musulmano Moqtada al-Sadr hanno fatto irruzione nella zona verde di Baghdad, una zona internazionale al centro della capitale irachena, e sono entrati nel palazzo del parlamento dopo che i deputati non hanno votato il rimpasto di governo.

I manifestanti si erano radunati poco lontano dal distretto che ospita gli edifici governativi e le ambasciate straniere sventolando bandiere irachene. 

Una guardia a un checkpoint ha riferito che i manifestanti non sono stati perquisiti prima di entrare. 

I sostenitori di Sadr hanno manifestato per settimane nei pressi della zona verde, rispondendo alla chiamata del loro capo che li incitava a fare pressione sul governo per una riforma contro la corruzione.

Abadi vuole sostituire alcuni ministri con dei tecnocrati al fine di combattere la corruzione, ma i partiti politici si sono opposti alle modifiche. 

Le proteste contro un governo giudicato inetto e corrotto vanno avanti da agosto 2015 e sono guidate da Muqtada al-Sadr che, benché membro del clero sciita, fa appello alle masse irachene senza distinzione d’appartenenza confessionale o etnica e in un’ottica nazionalistica.

I deputati iracheni si erano rifiutati per settimane di votare il rimpasto proposto dal primo ministro Haider al-Abadi, boicottando le sedute e tentando di rimuovere il presidente del parlamento. Abadi ha avvertito che qualsiasi ritardo al voto potrebbe ostacolare la guerra contro Stato islamico, che controlla vaste aree dell’Iraq settentrionale e occidentale.

Finalmente, martedì 26 aprile Abadi era riuscito a sostituire sei membri dell’esecutivo, ma il rimpasto si è interrotto sul nome del ministro degli esteri. 

A 13 anni dalla rimozione di Saddam Hussein, la nuova amministrazione non è mai stata in grado di garantire la sicurezza del paese né di fornire i servizi di base. Inoltre, non ha mai portato a termine il processo di riconciliazione tra sunniti e sciiti.

Il sistema politico è organizzato su linee confessionali, anche se la divisione del potere non è sancita dalla Costituzione. La classe dirigente è accusata di corruzione e clientelismo, ed è profondamente invisa alla popolazione irachena.

Tra una crisi finanziaria aggravata dal crollo del prezzo del petrolio e le incertezze legate alla lotta all’Isis, questa ennesima crisi politica dell’Iraq non fa che peggiorare la situazione di instabilità del paese.

Il video delle proteste all’interno del parlamento: