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Un cittadino statunitense è stato condannato per spionaggio in Corea del Nord

A febbraio il regime di Pyongyang aveva annunciato la condanna a quindici anni di lavori forzati di un altro cittadino americano

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La Corea del Nord ha condannato venerdì 29 aprile un cittadino degli Stati a dieci anni di lavori forzati con l’accusa di essere una spia e un sovvertitore.

Kim Dong-chul, nato nella Corea del Sud e naturalizzato americano era stato arrestato lo scorso 2 ottobre a Rason, nel nord-est del Paese vicino alla frontiera con la Cina e la Russia, dopo aver ricevuto da un’altra persona una chiavetta Usb contenente, secondo l’accusa, informazioni militari e nucleari nordcoreane riservate.

A marzo, secondo una nota diffusa da Pyongyang, l’uomo avrebbe confessato di aver tentato di rubare segreti militari e nucleari, in collaborazione con i sudcoreani.

Il dipartimento di Stato americano, dopo l’arresto di Kim non aveva commentato il caso, sostenendo che rendere pubbliche informazioni sui cittadini americani potrebbe complicare il processo di rilascio.

Poco più di un mese fa il regime di Pyongyang aveva annunciato la condanna a 15 anni di lavori forzati di un altro cittadino americano, Otto Frederick Warmbier. Secondo Pyongyang lo studente americano avrebbe ammesso un furto di materiale propagandistico in un hotel della capitale.

Confessioni estorte con la violenza, tuttavia, sono ritenute comuni in Corea del Nord.

La serie di arresti e incarcerazioni arrivano in un momento particolarmente delicato nei rapporti diplomatici tra Pyongyang e il resto del mondo.

La Corea del Nord ha recentemente condotto una serie di test missilistici e un test nucleare a gennaio, violando le limitazioni imposte dalle Nazioni Unite.

L’attivismo di Pyongyang, secondo alcuni osservatori internazionali, sarebbe motivato dal prossimo congresso straordinario del partito convocato per il 6 maggio dal leader Kim Jong-un con lo scopo di consolidare il suo potere.