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Le primarie statunitensi sono a un punto di svolta

L'analisi del voto del 26 aprile di Iacopo Luzi da Chicago

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Le primarie per eleggere i candidati, uno repubblicano e uno democratico, sono probabilmente giunte a una svolta. Hilary Clinton e Donald Trump sono i vincitori indiscussi delle elezioni che si sono tenute in cinque stati il 26 aprile.

Hilary Clinton si aggiudica questa tornata delle primarie, sconfiggendo il suo rivale, Bernie Sanders, in ben quattro su cinque stati. Clinton vince in Delaware, Maryland, Connecticut e Pennsylvania, lasciando a Sanders soltanto la vittoria in Rhode Island. 

Per quanto riguarda i repubblicani, Donald Trump, l’attuale “frontrunner” del partito, spazza via i suoi avversari, Ted Cruz e John Kasich, in tutti e cinque gli stati, nonostante il recente sodalizio fra i due per contrastare l’avanzata del famoso uomo d’affari. 

Unire le forze non ha portato a molto. Trump ha vinto le primarie e con 988 delegati ora dalla sua parte, si candida con forza a essere il rappresentante dei repubblicani alle prossime elezioni presidenziali. 

Dopo questo martedì di fine aprile, Hilary Clinton raggiunge il numero di 1666 delegati e con soltanto 1303 grandi elettori ancora disponibili, vede il traguardo della nomination democratica ormai dietro l’angolo. 

L’ex Segretaria di Stato al momento possiede il 90% dei delegati di cui ha bisogno e molto probabilmente sarà lei la candidata eletta del Partito democratico per le elezioni che si terranno in autunno.

A meno di clamorosi colpi di scena. Sanders continua a guadagnare consensi, e dalla sua ha 1359 delegati, ma i giochi sembrano ormai fatti in questa corsa alla candidatura presidenziale per i Democratici. 

Discorso diverso per quanto riguarda i Repubblicani: Donald Trump conduce in

testa con 988 delegati che, nonostante ciò, non gli garantiscono ancora la certezza matematica di essere il legittimo candidato a ottenere la nomination del partito. 

I vari sondaggi lo vedono in testa anche nelle prossime elezioni eppure, con 622 delegati ancora disponibili sul piatto, la lotta a tre fra Trump, Cruz e Kasich sembra aperta, per quanto le speranze dei due oppositori di Trump si siano ridotte di molto dopo questo martedì di primarie negli Stati Uniti.

A Trump servono ancora 249 delegati per acquisire di diritto la candidatura, fissata a quota 1237. Il “Magic Number”, come viene definito dalla stampa americana, sembra alla portata di Donald Trump, nonostante le prossime elezioni saranno decisive per stabilire la nomination. 

Nell’ipotesi che nessuno dei tre candidati repubblicani raggiunga la soglia necessaria per diventare il candidato di diritto, il tutto si deciderà nella convention nazionale dei repubblicani, che si terrà a Cleveland dal 18 al 21 luglio. 

E questo potrebbe non essere una bella notizia per Trump, poiché non gode di molte simpatie all’interno del partito. Ai piani alti dei repubblicani non ritengono Trump un candidato valido e se la futura nomination presidenziale si dovesse decidere durante la convention, sarebbe molto difficile spuntarla per lui. 

La candidatura sarebbe decisa dal partito e Ted Cruz sembra essere un candidato molto più credibile e gradito di Trump per fronteggiare Hilary Clinton. Oppure potrebbe essere nominato qualcuno all’interno degli stessi repubblicani, nonostante, di recente Paul Ryan, membro della Camera dei Deputati per lo stato del Wisconsin e probabile asso nella manica del Partito Repubblicano, si sia immediatamente tirato fuori causa dalla corsa alla Casa Bianca.

Lo stato dell’Indiana, dove si voterà la prossima settimana, sembra diventata l’ultima occasione per il rivale più accreditato di Trump, Ted Cruz, che attualmente possiede 567 delegati, di poter strappare la nomination all’imprenditore newyorkese. 

Si prevede un maggio di fuoco per i Repubblicani, all’ombra di una convention estiva che potrebbe riservare grandi sorprese.