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Regeni fu consegnato ai servizi segreti il giorno della sua scomparsa

La versione dei fatti raccontata dalla Reuters smentisce posizione ufficiale delle autorità secondo cui il ricercatore italiano non venne mai preso in custodia

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Giulio Regeni, prima di essere torturato e ucciso, fu fermato dalla polizia e immediatamente consegnato ai servizi segreti il giorno stesso in cui scomparve. L’ipotesi è sostenuta dall’agenzia Reuters in base alla testimonianza di alcuni funzionari di intelligence e della polizia egiziana.

Le fonti smentirebbero dunque la versione ufficiale delle autorità egiziane, secondo cui il ricercatore italiano non fu mai preso in custodia prima di essere ritrovato senza vita il 3 febbraio in un fosso del Cairo.

Le autorità egiziane hanno negato con forza qualsiasi coinvolgimento nella morte di Giulio Regeni. Il ministro dell’Interno ha immediatamente smentito la notizia della Reuters definendola “infondata”.

Mohamed Ibrahim, un responsabile del dipartimento Media della Sicurezza nazionale, ha assicurato che “non c’è stato alcun rapporto fra Regeni e la polizia o il ministero dell’Interno o la sicurezza nazionale e che Regeni non è mai stato detenuto in alcun posto di polizia o presso la Sicurezza nazionale”.

“L’unica volta che è entrato in contatto con la polizia è stato quando ufficiali di polizia hanno timbrato il suo passaporto nel momento in cui è atterrato in Egitto. Se avessimo avuto sospetti sulle sue attività, la soluzione sarebbe stata semplice: espellerlo”.

La versione raccontata dalle fonti all’agenzia di stampa è però un’altra. Regeni fu prelevato dalla polizia vicino la stazione metro del Cairo il 25 gennaio, il giorno dell’anniversario dell’inizio della Primavera araba del 2011.

Insieme a lui venne fermato un altro uomo egiziano, ma la Reuters non è stata in grado di verificare la sua identità e un’eventuale connessione con il ricercatore friulano.

Non è inoltre chiaro perché gli uomini siano stati portati alla stazione di polizia di Izbakiya, un’area militare nel centro del Cairo.

“Ci dissero che un italiano era stato arrestato e portato a Izbakiya”, hanno confermato all’agenzia di stampa tre poliziotti che erano di pattuglia quel giorno.

Un agente della stazione ha confermato di ricordare l’arrivo di un italiano, ma poi ha detto di non aver visto il nome di Regeni nei registri delle presenze.

Trenta minuti dopo l’arrivo di Regeni a Izbakiya, secondo una delle fonti, sarebbe stato trasferito a Lazoughi, una stazione dei servizi di sicurezza e a quel punto si perdono le tracce del ricercatore friulano fino al giorno del ritrovamento del suo cadavere.

Tutti questi nuovi elementi potrebbero aggravare la crisi diplomatica tra Italia ed Egitto dopo il fallimento del vertice di Roma fra inquirenti italiani e egiziani, a causa dell’atteggiamento delle autorità del Cairo, accusate dal governo italiano di ostacolare le indagini.

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