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Chi è nato negli anni Ottanta rischia di andare in pensione a 75 anni

L'allarme è stato lanciato dal presidente dell'INPS, Tito Boeri

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I giovani nati durante gli anni Ottanta rischiano di dover andare in pensione a 75 anni. A riferirlo è stato il presidente dell’INPS, Tito Boeri, nel corso del Graduation Day dell’Università Cattolica di Milano.

“C’è una penalizzazione molto forte dei giovani e, dato il livello della disoccupazione giovanile, c’è il rischio di avere intere generazioni perdute all’interno del paese. Noi invece abbiamo bisogno di quel capitale umano” ha riferito Boeri.

Il presidente dell’INPS ha dichiarato di aver preso in esame la generazione delle persone nate negli anni Ottanta, che al momento risulta essere la più istruita che l’Italia abbia mai avuto.

Secondo Boeri, questa generazione di italiani anni Ottanta rischia di pagare cara una discontinuità nel versamento dei contributi INPS, principalmente dovuta alla disoccupazione, che potrebbe costare un ritardo nel pensionamento anche di cinque anni.

Per risolvere questo problema, Boeri ha dichiarato che bisogna aumentare la flessibilità in uscita. Con maggiore flessibilità nel pensionamento, si creerebbero più posti di lavoro in favore dei giovani, i quali potrebbero così iniziare – o riprendere – a pagare contributi per evitare di finire in pensione in età avanzata.

In questo senso, il governo ha dato il via proprio ad aprile al part-time agevolato per i lavoratori cui mancano fino a tre anni all’età della pensione. L’iniziativa, promossa dal ministro delle politiche sociali Giuliano Poletti, è stata considerata positivamente da Boeri che ha chiarito trattarsi di “una sperimentazione”, e che come tale va seguita con attenzione.

Tuttavia, il part-time agevolato potrà coprire un massimo di 30mila lavoratori in tre anni, dal momento che i fondi che il governo può stanziare a riguardo sono limitati.

Boeri ha insistito inoltre sull’importanza di una consapevolezza, soprattutto tra i più giovani, dei versamenti pensionistici. Per questa ragione partiranno proprio in questo periodo gli invii delle cosiddette “buste arancioni” dell’INPS.

All’interno i destinatari troveranno tutte le informazioni relative ai loro contributi INPS, dall’estratto conto contributivo alla stima di quando potranno iniziare a percepire la pensione.

Tuttavia, Boeri ha dichiarato di aver trovato numerosi ostacoli per iniziative come questa, dovuti soprattutto, a suo avviso, al fatto che la classe politica teme “una penalizzazione elettorale” per via dei dati che emergerebbero da quelle buste.