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L’Austria verso le elezioni presidenziali

Domenica 24 aprile si terranno le elezioni presidenziali in Austria. Il presidente federale è eletto direttamente dai cittadini con maggioranza assoluta dei suffragi

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Domenica 24 aprile si terranno le elezioni presidenziali in Austria. Il presidente federale è eletto direttamente dai cittadini con maggioranza assoluta dei suffragi, per sei anni e per massimo due mandati. 

L’Austria è una repubblica semipresidenziale. Il presidente federale non ha un ruolo politico forte, piuttosto rappresenta l’unità nazionale e ha un ruolo cerimoniale. Ma ha il potere di nominare il cancelliere, di sciogliere il governo ed è comandante delle forze armate.

L’attuale presidente austriaco, in carica dal 2004, è Heinz Fischer dell’Spo, partito socialdemocratico di centro sinistra. 

Il tema della crisi dei migranti, che dall’estate del 2015 ha fatto registrare l’arrivo in Austria di oltre centomila richiedenti asilo, ha dominato la campagna elettorale. 

Due sono i candidati favoriti: Alexander Van der Bellen, politico 72enne del partito dei Verdi di centro sinistra, che ha fortemente criticato il governo, accusandolo di aver condotto politiche troppo dure nei confronti dei richiedenti asilo e Norbert Hofer, il 45enne candidato del partito della Libertà, Fpo, nazionalista e populista, che sul tema dei migranti si trova su posizioni diametralmente opposte. 

Secondo un recente sondaggio, Hofer potrebbe ottenere il 24 per cento dei consensi, mentre Van der Bellen il 25 per cento. Se nessuno dei due vincerà la maggioranza al primo turno previsto per il 24 aprile, si terrà un ballottaggio.

Hofer ha definito l’accordo sui migranti dell’Unione europea con la Turchia “fatale” e vuole impedire che l’Austria, una delle principali destinazioni per i rifugiati provenienti dal Medio Oriente e Afghanistan, diventi una “terra di immigrazione”.

Nel 2018 nel paese si terranno le elezioni parlamentari. Secondo i sondaggi, il partito della libertà si attesterebbe sopra il 30 per cento delle preferenze. 

Sondaggi recenti mostrano il partito della Libertà al di sopra del 30 per cento, mentre i partiti dell’attuale coalizione di governo, Il partito Popolare Austriaco e il partito Socialdemocratico, sarebbero in lotta per ottenere insieme la maggioranza in parlamento. 

Van der Bellen ha già detto che se sarà lui il presidente federale, non nominerà cancelliere Heinz-Christian Strache, Segretario nazionale del partito della Libertà Austriaco. 

A correre per la presidenza della repubblica c’è anche una candidata indipendente, Armgard Griss, ex giudice a capo dell’Alta Corte che ha guidato un’importante inchiesta sul più grande disastro bancario austriaco ed è l’unica donna in lizza. I sondaggi la danno intorno al 20 per cento.

Un altro candidato, che però non ha grandi chanches di vittoria, è l’83enne Richard Luger, magnate dell’industria edile, noto per il suo stile di vita eccentrico e per i suoi tanti matrimoni con donne molto più giovani di lui, come la modella di Playboy di 24 anni, sposata quando ne aveva 81 anni. 

Altri due candidati sono l’ex ministro degli affari sociali Rudolf Hundstorfer (Spo) e l’ex primo presidente del Consiglio Nazionale Andreas Khol (Ovp). 

lntanto, l’Austria ha annunciato qualche giorno fa che introdurrà controlli più severi alla frontiera del Brennero con l’Italia dal 1 giugno, come parte della risposta sempre più dura del paese alla crisi migratoria dell’Unione europea.

Lo ha reso noto il ministro della Difesa austriaco, Peter Hans Doskozil, il quale aveva già annunciato la costruzione di una recinzione di 250 metri lungo il confine, con punti per la registrazione dei migranti.

La decisione di chiudere il valico altoatesino, oltre a essere una mossa di scarsa efficacia dal punto di vista del flusso migratorio, è anche un tentativo da parte dei partiti tradizionali, i quali, in crisi oramai da alcuni anni perché incapaci di capire gli umori dei cittadini, non vogliono perdere terreno nei confronti della sempre più forte destra xenofoba austriaca, un’ultimo tentativo disperato del governo socialista di sottrarre voti alla destra. 

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