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Il terremoto in Ecuador del 17 aprile: un riassunto
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Il terremoto in Ecuador del 17 aprile: un riassunto

Sono 350 le vittime accertate e oltre 2mila i feriti, ma il numero è destinato a crescere. Il punto della situazione

18 Apr. 2016

Si aggrava il bilancio delle vittime del terremoto più devastante che ha colpito l’Ecuador dal 1979 a oggi. Si contano 350 vittime e 2.068 feriti, ma le cifre sono destinate a crescere con il passare delle ore. 

Il sisma di magnitudo 7.8 che sabato 17 aprile ha colpito la nazione andina alle 8 ora locale (le due di notte in Italia) è stato avvertito anche nei paesi confinanti, come il Perù che aveva inizialmente diramato l’allarme di possibili tsunami sulle sue coste.

Le forti scosse hanno distrutto edifici, ponti e strade, generando il panico anche nelle città lontane dall’epicentro registrato nelle acque dell’Oceano Pacifico, a 170 chilometri dalla capitale Quito.

“L’Ecuador è stato colpito profondamente. Questa è la prima grande tragedia degli ultimi 67 anni”, ha dichiarato il presidente Rafael Correa che ha fatto immediatamente ritorno in Ecuador dopo una visita lampo in Italia. 

Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza in sei province del paese.

In un discorso televisivo alla nazione, il premier Correa ha sottolineato che la “priorità di tutti” è al momento quella di “trovare segni di vita sotto le macerie”, riferendosi a possibili superstiti ancora intrappolati sotto gli edifici crollati. 

(VIDEO – Qui l’intervento del premier ecuadoriano) 

Tra le città costiere più colpite duramente dal sisma figurano la città di Pedernales, nota meta di vacanze con spiagge e palme, celebre per le sue case color pastello oggi ridotte a un cumulo di macerie. Qui sono state registrate 200 scosse di assestamento. 

I vigili del fuoco hanno lavorato fino a tarda notte alla ricerca di superstiti seppelliti sotto le lastre di cemento crollate, utilizzando martelli pneumatici per farsi largo tra le macerie delle abitazioni distrutte. 

I residenti hanno raccontato di una violenta scossa a cui è seguito il crollo improvviso di edifici che hanno sepolto numerose persone. 

“Si sentivano persone chiedere aiuto da sotto le macerie”, ha raccontato un testimone residente nella città di Pedernales. Molti dei sopravvissuti hanno trascorso la notte vicino alle loro case distrutte, mentre all’interno dello stadio cittadino sono state allestite tende e punti di ristoro dove volontari distribuivano cibo, acqua e coperte. 

Nella sola città di Pedernales sono state registrate 91 vittime, mentre il 60 per cento delle case è andato distrutto, secondo quanto riferito dal capo della polizia locale Milton Zarate. 

“Per fortuna abbiamo fatto in tempo a lasciare la nostra casa quando è crollata. Non c’è rimasto più nulla”, racconta Ana Farias, 23 anni, madre di due gemelli di 16 mesi, in fila allo stadio per ricevere acqua, cibo e coperte dai soccorritori. 

Molti residenti hanno affiancato i soccorritori e i volontari nel lavoro di ricerca, usando un trattore per rimuovere le macerie o scavando con le mani per cercare le persone rimaste intrappolate, mentre la polizia pattugliava la città rimasta senza luce. 

Personale di soccorso è stato inviato anche dai paesi confinanti come Venezuela, Cile e Messico. La Croce Rossa dell’Ecuador ha mobilitato 800 volontari, mentre Medici senza Frontiere ha inviato una sua squadra dalla Colombia. 

Nella città di Portoviejo, a circa 180 chilometri a sud di Pedernales, circa 130 detenuti sono fuggiti dal carcere di El Rodeo, dopo che le mura della struttura detentiva sono crollate. Secondo fonti della polizia locale, 35 prigionieri sono stati catturati nuovamente.

Gravi danni sono stati registrati anche nella più grande città dell’Ecuador, Guayaquil, dove le macerie giacevano lungo le strade e un ponte è letteralmente crollato coinvolgendo alcuni veicoli. 

Il governo ha dispiegato oltre 13mila forze di sicurezza nelle aree interessate al fine di mantenere l’ordine, mentre 500 milioni di euro circa sono stati stanziati dagli istituti di credito nazionali per l’emergenza. 

Il terremoto più devastante colpì l’Ecuador nel 1979, causando la morte di 600 persone e ferendone 20mila.

Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha annunciato su Twitter che due canadesi sono rimasti vittime del terremoto e che la “portata della devastazione in Ecuador è scioccante”. 

Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha dichiarato di essersi attivato per appurare la presenza di cittadini statunitensi rimasti coinvolti nel terremoto, mentre il segretario di Stato americano John Kerry ha offerto assistenza. 

Per prudenza, il governo dell’Ecuador ha ordinato la chiusura della più importante raffineria di petrolio nella città di Esmeraldas, che si trova vicino all’epicentro del terremoto.

Il sisma che ha colpito l’Ecuador è giunto in seguito ad altri due grandi e devastanti terremoti che hanno colpito il Giappone nella notte tra giovedì 14 e venerdì 15 aprile. 

Entrambi i paesi si trovano sulla cosiddetta “ring of fire”, sismicamente attiva, che circonda il Pacifico, ma secondo gli esperti della Us Geological Survey i due eventi non sono probabilmente correlati. 

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