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Il camper ambulante di due ex studenti siriani che costruiscono protesi per i feriti della guerra
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Il camper ambulante di due ex studenti siriani che costruiscono protesi per i feriti della guerra

Dall'inizio del conflitto in Siria, due ragazzi hanno distribuito 5mila protesi per le vittime, muovendosi con facilità grazie alla loro clinica ambulante

16 Apr. 2016

Amjad Hajj Khamis e Abdalrahim Khlouf, rispettivamente 24 e
25 anni, sono due giovani ragazzi siriani che si occupano di costruire arti artificiali
per curare le vittime della guerra civile che da quattro anni insanguina il
loro paese.

Da quando è cominciata la guerra, i due giovani sono stati costretti a smettere di studiare e hanno realizzato 5mila protesi per circa 2.500 persone, e da sei mesi il loro lavoro si
svolge attraverso una “clinica ambulante”, ovvero un camper bianco che permette di
essere presenti con più facilità nei luoghi in cui è richiesto il loro
intervento.

Khamis studiava letteratura francese presso l’Università di
Homs, e il suo collega Khlouf studiava per diventare un maestro di scuola:
entrambi hanno dovuto rinunciare alle loro aspirazioni dopo pochi mesi dall’inizio
delle lezioni, con l’incombere della guerra.

In quel periodo hanno quindi cominciato a lavorare in un
ospedale da campo, dove hanno imparato a creare e applicare arti artificiali,
anche grazie a corsi di formazione a distanza da Pakistan, Gran Bretagna e
Germania.

I loro pazienti provengono da aree occupate dai ribelli come
la provincia nord-occidentale di Idlib, il quartiere Douma di Damasco e la
città di Aleppo, e la situazione è talmente tragica che la domanda da parte
degli amputati supera di gran lunga i servizi che la clinica è in grado di
fornire.

Tra i beneficiari delle cure della clinica ambulante, anche
molti bambini, come Salma, una bambina di 9 anni che ha camminato su una mina mentre
andava a trovare suo nonno: “Mi sono svegliata in ospedale e non avevo più il piede.
All’inizio ero depressa, ma quando mio padre mi ha detto che stavo per ottenere
una protesi e camminare di nuovo, sono stata molto felice”, ha detto la
bambina.

Oppure c’è Qusay, 14 anni, che ha perso il piede e il
braccio destro quando lui e suo fratello gemello Adi sono stati colpiti da una
mina mentre pascolavano il gregge di famiglia nel 2015. Adi è morto nell’esplosione,
mentre Qusay è stato gravemente ferito ma ora ha ritrovato un po’ di
indipendenza motoria grazie alle protesi.

Dice il tecnico Amjad Hajj Khamis: “Non è facile
descrivere la sensazione che si prova quando si applica una nuova protesi a un
paziente, in particolare ai bambini. Gli piace muoversi e giocare, ed è una
sensazione meravigliosa poter aiutare un bambino a camminare di nuovo”.

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