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In Cina giocare a golf non è più un crimine

Il popolare sport era associato al fenomeno della corruzione tra i funzionari pubblici

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La Cina ha decriminalizzato il golf, lo “sport dei milionari” detestato da Mao Zedong tanto da bandirlo, riammesso negli anni Ottanta e Novanta e di nuovo vietato nel 2015.

Il golf era associato con traffici poco trasparenti e ancor meno leciti tra uomini d’affari e funzionari pubblici, e la sua proibizione era andata a finire tra le misure anti-corruzione volute dal presidente Xi Jinping.

Il quotidiano pubblicato dall’agenzia anti-corruzione cinese ha riabilitato il golf scrivendo: “Dato che si tratta solo di uno sport, non c’è nulla di giusto o sbagliato nel giocare a golf”.

I funzionari pubblici possono dunque dedicarsi al popolarissimo sport, a patto che tale hobby non sia finanziato con i soldi pubblici.

Malgrado la concessione, molti nel partito comunista continueranno a non vedere di buon occhio uno sport che “invita alla vanità e corrompe gli stili di vita, danneggiando l’immagine del partito e intaccando la capacità dei funzionari di servire il paese”.