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Prima Giornata Nazionale del cricket per rifugiati e profughi

L'iniziativa, volta a promuovere l'integrazione, si è svolta in contemporanea in diverse città italiane tra cui Roma, Palermo, Napoli, Venezia e Bologna

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Diverse nazionalità, diverse religioni e diverse culture unite dallo sport. È questo il messaggio che è emerso dalla Prima Giornata Nazionale del cricket per rifugiati e profughi che si è svolta a Roma domenica 3 aprile 2016. Per la prima volta, il rettangolo che solitamente ospita le partite di calcio del centro sportivo Dabliu all’Eur, si è trasformato in un campo di cricket.

Sono le nove del mattino, il sole splende e le sette squadre romane, composte da ragazzi provenienti dall’Afghanistan, dal Pakistan e dal Bangladesh, scendono sul terreno di gioco. Le loro facce trasmettono gioia, felicità e soddisfazione perché finalmente possono giocare a cricket, lo sport più amato e praticato nei loro paesi di origine, ma allo stesso tempo così sconosciuto in Italia.

“Questa giornata nasce con lo scopo di favorire l’integrazione attraverso il cricket per i molti nuovi ospiti dell’Italia, arrivati recentemente attraverso viaggi tutt’altro che facili. Ed è stato grazie alla Federazione Italiana Cricket (Fcri), in collaborazione con il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), che siamo riusciti a organizzare questo evento sportivo”.

“Spesso, gli Sprar, hanno tante richieste di ragazzi che vogliono giocare a cricket, purtroppo non hanno gli attrezzi adeguati e non sanno neanche dove poter giocare. Questo sport per molti di loro è come il calcio in Italia,” spiega Leandro Jayarajah, Delegato Fcri Coni Lazio.

La giornata, promossa dal Coni e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), si è svolta in contemporanea in diverse città italiane tra cui Palermo, Napoli, Venezia e Bologna.

“Oggi in campo troviamo ragazzi provenienti da diversi Sprar che si uniscono per giocare e fare amicizia. Molti affermano che il cricket sia uno sport di integrazione perché risulta strano veder giocare ragazzi del Pakistan con indiani o bangladesi, popoli che fino all’anno scorso sono stati in guerra tra di loro,” racconta Leandro.

L’integrazione è obbligatoria in questo sport. Un grande esempio è la Nazionale composta per metà da ragazzi stranieri che vivono in Italia e metà da ragazzi iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire), uno dei motivi principali per il quale la Fcri è stata la prima federazione a introdurre lo ius soli sportivo.

“La maggior parte dei nostri giocatori sono di origine straniera, e grazie allo ius soli sportivo, i ragazzi nati in Italia ma da genitori stranieri, possono giocare con noi, come se fossero italiani, fino ai 19 anni”, continua Leandro.

Secondo il Delegato Fcri Coni Lazio, i dati della Federazione sono sempre in aumento. “Cresciamo circa un 10 per cento ogni anno grazie ai flussi migratori: gli indiani, i pakistani e i bangladesi che arrivano in Italia sono tanti, e quindi il numero dei nuovi giocatori cresce di continuo.

Adesso sono circa quaranta squadre iscritte alla Federazione, quasi 10 mila tesserati, e stiamo introducendo anche il cricket nelle scuole attraverso il progetto per le scuole (Pps), con lo scopo di coinvolgere i ragazzi italiani. Inoltre, da circa 4 anni, c’è anche la squadra femminile di cricket”, conclude Leandro.

Dopo cinque ore di intenso sport, la Sprar Valico si è aggiudicata la Prima Giornata Nazionale del cricket per rifugiati e profughi, anche se in realtà ad aver vinto è stata l’integrazione. 

A cura di Cristina Diaz per Piu Culture