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Blues d’amore ed esilio nel Sahara
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Blues d’amore ed esilio nel Sahara

Gli artisti in fuga dal conflitto nel nord del Mali tengono viva la loro cultura in esilio nelle terre desertiche del sudest della Mauritania

07 Apr. 2016

I musicisti del campo rifugiati di Mbera, nella desertica regione frontaliera tra il Mali e la Mauritania, sono tra le oltre 130 mila persone costrette alla fuga dal nord del Mali dallo scoppio del conflitto nel 2012. Le loro sono canzoni di esilio, lotta e amore, ma il messaggio che cantano a gran voce è unitario: non bisogna mai perdere la speranza.

Tadiazt. La salvaguardia dell’identità culturale in un campo rifugiati

“Ciò che temo veramente è l’abbandono della nostra cultura da parte dei giovani. Nondimeno trovo lo stile della chitarra moderna che loro praticano come un’evoluzione artistica che è piuttosto complementare e non opposta ai nostri valori.” 

(Amano AG Issa, fondatore dei gruppi per la salvaguardia dell’identità culturale Tuareg Tartit e Tadiazt)

Tadiazt è un ensemble culturale di musicisti Tuareg composto dall’emblematica figura del suo fondatore, il leggendario Amano AG Issa, e da suoi amici e parenti.

L’anziano griot (figura di storico, cantastorie, poeta e musicista tradizionalmente diffusa in molte società dell’Africa occidentale) è tra i rari personaggi ancora in vita che sono in grado di fornire cronache dirette sui primi incontri tra i francesi e gli “Uomini Blu” (termine spesso utilizzato per descrivere il popolo Tuareg riferendosi alle loro vesti color blu indaco). 

Con la sua profonda conoscenza della cultura Tuareg, questo anziano e rispettato maestro del tehardent (liuto) è un depositario vivente della storia del Mali. 

Dal suo accampamento nel campo rifugiati di Mbera, l’uomo racconta il suo travagliato percorso artistico. Nel 1948 compose il suo primo brano “Yall” per cantare le gesta eroiche di coloro che persero la vita all’inizio della lunga lotta che portò all’Indipendenza del Mali dalla Francia nel 1960.

Nel cantarla, la roca voce dell’anziano scandisce con solennità il ritmo per suggerire la gravità del campo di battaglia:

“Uomini con grandi compiti per il loro popolo, non c’è spazio per i codardi

Questa canzone non è uno scherzo e non un caso

Ci ricorda coloro che hanno versato il sangue per difendere la nostra cultura

È la storia di Timbuctu”

Mentre il ritmo rallenta, una donna avanza nella quiete accordi di Imzad – una sorta di violino monocorda riconosciuto dall’Unesco come uno strumento musicale in via di estinzione. Come per placare gli animi.

Alle loro spalle, tutti i componenti del gruppo Tadiazt, che in Tamashek, lingua parlata dal popolo Tuareg, significa “salvaguardia dell’identità culturale”.

Il gruppo è composto da Amano, i suoi amici e familiari e conta almeno dieci persone. Tutti vivono in esilio al campo di Mbera dal 2013, quando Amano e la sua famiglia furono costretti a lasciare Bamako a seguito di episodi di violenze di stampo etnico.

Ma la storia del Mali e le vicende di questa famiglia sono da tempo tristemente segnate dall’esilio in queste aride terre in mezzo al deserto tra il Mali e la Mauritania.

Fu proprio a Mbera infatti, che nel 1994, a seguito di una grave siccità e dei tumulti che già insanguinavano il Mali, Amano fondò il celebre gruppo Tartit.

Da allora, la sua musica ha fatto il giro del mondo. Oggi, nuovamente in esilio a Mbera, in Mauritania, l’anziano griot ha cessato di viaggiare e produrre musica. 

“Da rifugiati, è difficile promuovere la nostra cultura”, dice Amano. “Qui sarebbe facile perdersi d’animo, ma poiché ho la responsabilitá sulla mia intera comunitá non lasceró mai prevalere il pessimismo”.

E non sono mere parole le sue. Dal 2013, al campo di Mbera, Amano continua con la sua opera per salvaguardare l’identità culturale Tuareg e non solo attraverso il suo gruppo Tadiazt.

Nonostante infatti il patrimonio orale dei griot sia tipicamente trasmesso di padre in figlio, Amano insegna la sua arte a chiunque sia disposto ad apprenderla.

Attualmente, i suoi insegnamenti sono seguiti da 15 allievi minori di 12 anni qui a Mbera. Essi saranno i nuovi depositari del patrimonio artistico e culturale di Amano e dei Tadiazt

Tassake. Raccontare l’esilio attraverso la chitarra elettrica

Ha lo sguardo malinconico il giovane Attaye AG Mohamed, ma quando sorride i suoi occhi si illuminano di una gioia sospesa.

Questo chitarrista 35enne vanta nel suo passato varie collaborazioni con gruppi di fama internazionale nella scena del Desert Blues quali Tinariwen e Terakfat, ma oggi è rifugiato nel campo di Mbera.

Un raid lo costrinse a lasciare l’amata cittadina di Leré, nella regione di Timbuctu, per cercare la salvezza in Mauritania nel marzo del 2013. Il primo incontro con l’Unhcr avvenne nella cittadina frontaliera di Fassala, dove Attaye fu assistito con la sua famiglia prima di trasferisi a Mbera, a 50 chilometri dalla frontiera.

Proprio nella cittadina natale di Leré, nel travagliato nord del Mali, Attaye fondò la sua band Tassake. Era il 1999 e Attaye tornava da un lungo esilio economico di 6 anni in Libia, dove il musicista assieme a tanti altri giovani della sua regione si era recato alla ricerca di opportunità economiche a seguito delle gravi ondate di siccità che colpirono il nord del Mali e le sue popolazioni dipendenti dalla terra e dal bestiame. 

Fu in Libia che Attaye venne a contatto per la prima volta con gli esponenti del Desert Blues internazionale, i gruppi Tinariwen e Terakfat, che con le chitarre hanno rivoluzionato la storia di un popolo.

Cominciò così a mettere il proprio esilio economico in versi. Da allora, preferisce lasciar che sia la chitarra a esprimersi per lui perché trova che la chitarra sia la “voce dell’anima”. 

La musica di Attaye evoca un sentimento di nostalgica erranza: 

“Tutto ció che abbiamo attraversato durante il nostro viaggio

Ci segna con delle memorie indimendicabili di noi stessi.

L’esilio è una compulsione irrefrenabile, che forza le genti lontano dai propri focolari

 Ma niente al mondo puó sradicare l’amore di una persona per la propria terra d’origine” 

Cosí il giovane ricorda la cittadina che gli diede i natali, nel brano Leré:

“Il massacro di Leré non puó essere dimenticato. 

Io canto per Leré. Là ho lasciato tutto”

Per molti come Attaye, la possibilitá di ritorno in condizioni di sicurezza è la sola opzione auspicabile. Tristemente, le condizioni perché ciò avvenga non sembrano destinate a verificarsi a breve.

Tafleust. Canzoni d’amore e speranza

Con il suo contagioso entusiasmo, Hamma AG Awaissoune, fondatore del gruppo Tafleust, è un carismatico musicista e attivista nel campo di Mbera.

Figlio di un leader religioso che ancora si oppone alla sua carriera musicale, nel 1993 era poco più che un bambino in un campo rifugiati quando si fabbricò la sua prima chitarra con delle lattine riciclate e cominciò a suonare la musica.

Il padre la ruppe ma lui, ostinato, una volta rientrati in Mali se ne comprò una vera non appena ne ebbe l’opportunità.

Nonostante le difficoltà, Hamma continuò a perseguire il sogno di divenire un musicista tra il Mali e la Mauritania e riuscì finalmente ad esibirsi partecipando a piattaforme di fama mondiale quali il celebre Festival au désert fino al 2012.

Quella fu l’ultima edizione del festival prima che le violenze mettessero fine a tutti gli eventi artistici internazionali del Mali e costringessero Hamma alla fuga.

Ma essere un rifugiato non sembra abbattere il suo spirito. Al contrario lo motiva a portare avanti un ruolo attivo nella sensibilizzazione tra i rifugiati della sua comunità nel campo di Mbera.

Il nome della band “Tafleust” che qui ha formato, si rifà appunto alla canzone che Hamma ha composto e dedicato ai rifugiati. Il termine “Tafleust” significa “fiducia” in lingua Tamasheq.

Il brano incoraggia i rifugiati a non perdersi d’animo e trasmette un messaggio di speranza:

“Io so dove si trova il deserto

Chiedo al mio spirito di continuare a vivere”

Hamma è anche un prolifico autore di canzoni “d’amore”, da interpretarsi come “dedizione a una causa” o amore per la terra d’origine:

“L’amore è come un giardino

Se non gli diamo acqua, muore

L’amore è religione 

Quando cessiamo di pregare, è perduto”

—Questa storia è stata pubblicata da Unhcr Tracks con il titolo “Songs of Love and Exile in the Sahara” e ripubblicata in accordo su TPI con il consenso dell’autore 

*A cura di Helena Pes, Public Information Officer per Unhcr in Mauritania

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