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Gravi scontri fra azeri e armeni nel Nagorno-Karabakh, 30 morti

Il presidente armeno ha dichiarato che 18 soldati di etnia armena sono morti, mentre l’Azerbaigian ha riferito di aver perso 12 soldati. Anche molti civili tra le vittime

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Uno scontro a fuoco tra le forze militari di Azerbaigian e Armenia nella regione caucasica del Nagorno-Karabakh ha causato la morte di almeno 30 persone sabato 2 aprile. Le autorità parlano di centinaia di feriti.

Il Nagorno-Karabakh – anche noto come “lo stato che non c’è – è una regione non riconosciuta dalla comunità internazionale e contesa da diversi anni fra Azerbaigian e Armenia.

Il presidente armeno Serzh Sargsyan ha dichiarato che 18
soldati di etnia armena sono morti nei combattimenti, il numero più alto degli
ultimi due decenni, mentre le autorità dell’Azerbaigian hanno riferito di aver perso 12 soldati.

Inoltre, sarebbero molte anche le vittime civili dello scontro, condotto con elicotteri, mitragliatrici, carri armanti, mortai e fucili.

La Russia, attraverso il presidente Vladimir Putin, ha
chiesto un immediato cessate il fuoco a entrambe le parti coinvolte, che al
momento si accusano reciprocamente di aver provocato l’escalation di violenza.

Il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha infatti parlato
con gli omologhi dei rispettivi paesi – Seyran Ohanyan e Zakir Hasanov – nel
tentativo di calmare la situazione.

Gli scontri tra le due parti sono iniziati alla fine degli
anni Ottanta e sono sfociati in guerra nel 1992, causando la morte di circa 30mila persone
prima di raggiungere un cessate il fuoco nel 1994, che non ha però messo fine alle
ostilità, nonostante da allora siano stati molto rari scontri gravi come quello
di oggi.

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