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Stati Uniti e Russia chiedono ad Assad la bozza di una nuova costituzione entro agosto

Mosca e Washington sono d'accordo anche sulla necessità di spingere i ribelli e il regime di Damasco a velocizzare le trattative per la transizione politica

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Russia e Stati Uniti chiedono al governo siriano di Bashar
al-Assad la bozza di una nuova costituzione entro agosto e fanno pressione sui
ribelli per trovare velocemente un accordo sulla transizione politica.

Il segretario di Stato americano John Kerry e il presidente
russo Vladimir Putin si sono incontrati giovedì al Cremlino per un colloquio
durato quattro ore e hanno fatto un punto sulla situazione in Siria.

“Ci siamo accordati su una tabella di marcia per raggiungere
un accordo sulla transizione politica e una bozza della nuova costituzione
entro agosto”, ha detto Kerry, arrivato a Mosca dieci giorni dopo l’annuncio di
Putin del ritiro delle truppe russe dalla Siria. 

Kerry non ha specificato se nel colloquio con Putin è stato
discusso il futuro politico del dittatore siriano. L’opposizione appoggiata
dagli Usa chiede la sua destituzione ma la Russia, alleata di Assad, sostiene
che la decisione possa essere presa solo dai siriani.

I colloqui di pace tra il governo siriano e l’opposizione
sono terminati giovedì e dovrebbero ricominciare in aprile. Secondo l’inviato dell’Onu in Siria Staffan de Mistura ci sarebbero le premesse per un accordo, ma finora non
sono stati fatti passi avanti concreti.

Il documento finale contiene solo una serie di dichiarazioni
di principio, come la creazione di uno stato non settario ma fondato sui
principi democratici e sulla legalità, un’amnistia completa, un esercito
unificato, il ritorno in patria dei rifugiati e il mantenimento dell’unità
territoriale.

Tuttavia, secondo fonti diplomatiche coinvolte nella
trattativa, finché la Russia non acconsentirà di lasciare Assad al suo destino
sarà difficile arrivare a un accordo finale.

Grazie al sostegno russo, la posizione del regime siriano si
è notevolmente rafforzata negli ultimi mesi. Un’offensiva militare
dell’esercito lealista riportando sotto il controllo del governo importanti aree del paese che erano in mano all’Isis.

Assad ha indetto le elezioni parlamentari il 14 aprile, ma
la comunità internazionale ha fatto sapere che non riconoscerà i risultati
delle consultazioni.