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La piccola Roma dell’Africa che sopravvive ai conflitti e alla povertà

Asmara, capitale dell'Eritrea, fu utilizzata dagli architetti durante il fascismo per sperimentare stili e avanguardie in architettura: Art Deco, razionalismo e futurismo

Immagine di copertina

Ampi viali costeggiati da edifici in stile razionalista come il
Cinema Impero, le ali autoportanti in stile futurista della stazione di
servizio Fiat Tagliero a forma di aeroplano. E poi le imponenti geometrie della
scuola del razionalismo italiano e la monumentalità dell’architettura fascista. Non
siamo all’Eur di Roma o a Torino, ma in un angolo dimenticato del Corno
d’Africa.

Ad Asmara, la “piccola Roma”, come era chiamata durante il
Ventennio, il tempo sembra essersi fermato a quando arrivarono i coloni
italiani e gli architetti del fascismo utilizzarono la capitale dell’Eritrea
per sperimentare nuovi stili. Adesso questi palazzi potrebbero diventare
patrimonio UNESCO dell’umanità.

“L’Eritrea fu la via italiana per entrare nel salotto degli
imperi coloniali, in un periodo in cui si assisteva a una ‘esplosione d’arte’
nel nostro Paese e l’architettura di Asmara fu vista come un modo per mostrare
alle altre potenze coloniali la modernità italiana”, spiega Federico Niglia,
professore di Storia Contemporanea alla Luiss di Roma.

Ma in Eritrea sono tantissimi i segni lasciati della nostra
cultura, non solo nell’urbanistica. La pasta e la pizza sono entrati nella
cucina tradizionale e negli affollati bar di Asmara è quasi impossibile non
trovare le macchine per il caffè espresso. Non solo: negli anni di Coppi e
Bartali i coloni portarono la passione italiana per il ciclismo, adesso uno
degli sport nazionali.