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Cosa non sappiamo ancora sugli attentati di Bruxelles

Nei giorni successivi all'attentato di Bruxelles del 22 marzo, sono ancora numerosi gli interrogativi che al momento sono irrisolti

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Il 22 marzo un duplice attentato ha colpito Bruxelles, causando la morte di oltre 30 persone. Secondo le prime ricostruzioni, due uomini si sarebbero fatti esplodere presso l’aeroporto di Zaventem, mentre una terza persona avrebbe fatto lo stesso nella stazione della metropolitana di Maelbeek, a poche centinaia di metri dagli uffici dell’Unione europea.

Nelle prime 24 ore sono numerosi i dettagli che emergono su questo attacco terroristico, ma sono sempre di più anche gli interrogativi che rimangono irrisolti.

– Chi sono gli attentatori?

Per il momento è noto che due persone si sono fatte esplodere presso l’aeroporto di Zaventem e un terzo nella stazione della metropolitana di Maelbeek. Si conosce l’identità di due di loro: si tratterebbe dei fratelli Khalid e Ibrahim el-Bakraoui, individuati grazie alle tracce del DNA.

Di questi due, Khalid si sarebbe fatto esplodere a Maelbeek, mentre Ibrahim presso l’aeroporto di Zavantem. Non è però ancora nota l’identità del terzo attentatore, ovvero il secondo kamikaze che si è fatto esplodere presso l’aeroporto.

Non è ancora chiaro chi fosse la terza persona che era insieme ai due terroristi di Zavantem e che è comparso al fianco degli altri due terroristi nelle immagini prese dalle telecamere di sicurezza dell’aeroporto e diffuse dalle autorità.

Secondo diverse ricostruzioni, potrebbe trattarsi di Najim Laachraoui, 25enne belga già ricercato dalle autorità perché considerato l’artificiere che ha confezionato gli ordigni usati dai terroristi nel corso degli attentati di Parigi del 13 novembre 2015.

Il suo DNA, infatti, è stato trovato dagli inquirenti sugli esplosivi usati allo Stade de France e al teatro Bataclan, oltre che nel covo dei jihadisti di Saint-Denis, scoperto nei giorni successivi agli attentati.

Tracce della sua presenza sono state trovate anche in un appartamento di Bruxelles in cui erano presenti impronte anche di Bilal Hadfi, un altro degli attentatori di Parigi, e di Salah Abdeslam, anch’egli nel commando entrato in azione il 13 novembre e arrestato dalla polizia belga dopo circa quattro mesi di latitanza.

– Perché il terzo uomo non si è fatto esplodere?

A Zaventem due terroristi si sono fatti esplodere, ma non il terzo uomo che era con loro, che sembra fosse Najim Laachraoui. Le forze dell’ordine hanno inoltre trovato presso l’aeroporto un ulteriore ordigno, rimasto inesploso.

Questo fatto lascia pensare che anche il terzo terrorista si sarebbe dovuto far esplodere. Se così fosse: come mai non lo ha fatto?

Non è semplice dare una risposta. Il dispositivo esplosivo potrebbe non aver funzionato, o il terrorista, per un qualche motivo, potrebbe aver preferito non farsi esplodere e darsi alla fuga.

Le immagini hanno inoltre mostrato come i due kamikaze che si sono fatti esplodere indossavano un guanto nero, che avrebbe potuto nascondere un dispositivo per farsi esplodere. Il terzo uomo, invece, non lo indossava.

Si tratta di una semplice coincidenza – dal momento che questo dettaglio del guanto non era presente in altri attacchi suicidi verificatisi in giro per il mondo – o non era proprio previsto che il terzo uomo si facesse esplodere?

Qualora non fosse stato previsto, allora, a chi apparteneva l’ordigno inesploso ritrovato? E se fosse appartenuto al terzo uomo, doveva forse farlo esplodere senza che lui stesso si facesse saltare in aria?

– Che legami avevano con l’Isis?

L’attentato di Bruxelles è stato rivendicato dall’Isis, e per questa ragione è intuibile che i terroristi fossero legati al sedicente Stato Islamico. A sostegno di questa tesi c’è anche il probabile ruolo avuto da Najim Laachraoui sia nell’attentato di Parigi del 13 novembre che in quello di Bruxelles.

Tuttavia nel rapporto tra l’organizzazione di questo attentato e l’Isis alcuni punti sono ancora aperti. Per quanto riguarda l’attentato di Parigi, ad esempio, le autorità ritengono che parte dell’organizzazione potrebbe essere avvenuta in Siria.

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La mente degli attacchi di Parigi fu infatti attribuita ad Abdelhamid Abaaoud, cittadino belga che si era recato in Siria come foreign fighter al fianco dell’Isis. Riguardo gli autori dell’attentato di Bruxelles, invece, non è al momento noto se i suoi autori siano stati in Siria, né quanto abbiano agito autonomamente dai vertici del sedicente Stato Islamico.

Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha reso noto che uno degli attentatori di Bruxelles, di cui non ha fatto il nome, era stato fermato dalle autorità turche nei pressi di Gaziantep, al confine con la Siria, nel giugno del 2015.

Per questa ragione Erdogan ha dichiarato che aveva avvisato le autorità del Belgio, segnalando l’uomo come un potenziale terrorista.

– Il piano era già in programma o è stato accelerato dalla cattura di Salah Abdeslam?

Gli attentati di Bruxelles sono avvenuti solo quattro giorni dopo la cattura da parte delle forze dell’ordine belghe di Salah Abdeslam, il terrorista considerato tra gli autori degli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 e in fuga da circa quattro mesi.

La tempistica ravvicinata di questi due episodi, verificatisi inoltre nella stessa città, ha portato alcuni a ipotizzare che l’attacco fosse avvenuto in rappresaglia dell’arresto di Salah Abdeslam, o quanto meno che la sua realizzazione fosse stata affrettata proprio per dare un segnale di questo tipo.

Nella messa in atto del piano, ad esempio, si nota un particolare elemento che sembra una sostanziale distrazione da parte dei terroristi. I tre uomini che si sono recati all’aeroporto di Zaventem, infatti, si sono recati sul luogo in taxi.

Questo episodio ha permesso agli inquirenti, tramite il tassista, di farsi condurre al luogo in cui era iniziata la corsa dei tre uomini, nel distretto di Schaerbeek, trovandovi in prossimità un covo dell’Isis con all’interno una bandiera del sedicente Stato Islamico, un ordigno artigianale arricchito di chiodi e diversi agenti chimici.

Una leggerezza, questa che lascia pensare – senza alcuna prova in tal senso – a un’organizzazione dell’attentato quanto meno accelerata dall’arresto di Salah Abdeslam.

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