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Ritratti di malati mentali in tempo di guerra

Il fotoreporter Manuel Brabo ha ritratto i pazienti affetti da disturbi mentali rinchiusi negli istituti in Siria, Libia, Palestina, Ucraina e Haiti

Immagine di copertina

“Era il febbraio del 2009 quando ho visitato un istituto psichiatrico in una zona di conflitto. Ero a Betlemme, in Palestina, ed ero curioso di sapere come l’occupazione influisse sui pazienti. A mio avviso, documentare anche questo aspetto attraverso delle immagini capaci di ritrarre un lato importante della guerra, spesso trascurato dai media mainstream, è stato piuttosto significativo”. 

Inizia così il racconto del fotoreporter spagnolo Manuel Brabo. Il suo lavoro si focalizza principalmente sui conflitti sociali in tutto il mondo. Dal 2007 ha lavorato in paesi colpiti duramente da disastri naturali, cambiamenti politici, rivolte e guerre, come l’Honduras, Haiti, la Bolivia, il Kosovo, la Libia, l’Egitto e la Siria. 

Nel corso degli ultimi anni, Brabo ha collaborato con diverse organizzazioni non governative e agenzie internazionali di notizie come Epa e Associated Press. I suoi scatti sono stati pubblicati sulle riviste e sui giornali più importanti tra i quali il New York Times. 

Nel 2013 si è aggiudicato il premio Pulitzer per la fotografia nella categoria Breaking news photography. 

“Presto mi resi conto che oltre ai disagi inflitti alla popolazione a causa delle guerre e dei conflitti, un ulteriore onere ricadeva sulle spalle dei malati mentali nei diversi contesti che ho avuto modo di conoscere: l’oblio sociale”.

È nato così il suo progetto che ha ritratto gli affamati e i malati di mente dopo il terremoto di Haiti, i libici detenuti negli istituti di igiene mentale durante la battaglia di Tripoli, i pazienti siriani intrappolati in prima linea nella vecchia città di Aleppo, o il freddo e buio inverno sotto i pesanti bombardamenti dell’esercito ucraino, alla periferia di Donetsk.