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Quando le donne sono proprietarie terriere povertà, matrimoni forzati e violenza diminuiscono

Il 14 marzo inizia a Washington la conferenza della Banca Mondiale sulla terra e la povertà, in cui si affronterà il tema del diritto alla terra per le donne del mondo

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Circa 1.400 delegati in rappresentanza dei governi, del
settore privato, del mondo accademico e delle maggiori organizzazioni non
governative sono attesi oggi 14 marzo a Washington per la diciassettessima conferenza della Banca Mondiale dedicata a terra e povertà, che proseguirà fino al 18 marzo.

Tra gli argomenti di cui si dibatterà, c’è anche il rapporto
tra il possesso di terreni agricoli da parte delle donne e il miglioramento della
qualità della vita locale, soprattutto in termini di violenza.

Secondo Klaus Deininger, economista e organizzatore della
conferenza di questa settimana, “quando le donne hanno diritto alla terra, la salute e l’istruzione dei bambini migliorano, aumentano le risorse
delle famiglie e ci sono meno spose bambine, visto che le figlie non hanno
bisogno di sposarsi giovani per motivi finanziari”.

Allo stesso modo, le donne che hanno accesso alla terra
tendono a possedere conti corrente, un fattore che riduce la violenza
domestica. Dice infatti Deininger: “Se le donne hanno un potere
contrattuale più forte, i loro mariti ci penseranno due volte prima di picchiarle,
perché possono andarsene e portarsi via i loro soldi”.

Gli organizzatori dicono che la conferenza si concentrerà
sulle donne e la proprietà, con particolare attenzione alla parità di genere e
dei diritti sulla terra, che sono fondamentali per il raggiungimento degli
Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Gli obiettivi in questione, fissati dalle Nazioni Unite lo
scorso settembre, forniscono le basi per un piano ambizioso volto ad affrontare
i problemi più preoccupanti del mondo nei prossimi 15 anni.

Nell’Africa sub-sahariana, le donne costituiscono più della
metà della forza-lavoro agricola, ma meno di una su cinque possiede una propria
azienda agricola, secondo la Fao.

L’opinione del Programma alimentare mondiale (Wfp) è che se le
contadine avessero lo stesso accesso alle risorse degli uomini, il numero degli
affamati nel mondo potrebbe essere ridotto di 150 milioni.