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Fiori o vagine? Una retrospettiva su Georgia O’Keeffe

A luglio la Tate Modern di Londra presenterà la prima grande esposizione delle opere dell'artista statunitense nel Regno Unito

Immagine di copertina

Georgia O’Keeffe nacque nel 1887 e frequentò la School of the Art Institute di Chicago e la Arts Student League di New York. Nel 1908, nella galleria del fotografo Alfred Stieglitz, rimase profondamente colpita dalle tele di Rodin. Fu proprio l’incontro con il fotografo americano a segnare l’inizio della sua carriera di artista. In quella stessa galleria, la 291 Gallery di New York, furono esposte per la prima volta le visioni floreali di O’Keeffe.

La grande artista americana, che fin da bambina sognava di affermarsi nell’universo dell’arte, è diventata un’icona a partire dagli anni Venti e successivamente la sua opera è stata considerata espressione del movimento femminista negli anni Settanta. Le sue opere sono inoltre state interpretate come una rappresentazione a sfondo erotico, nonostante O’Keeffe abbia sempre negato queste affermazioni.

Nella storia delle arti figurative, tanti artisti hanno fatto parlare di sé senza che i critici riuscissero a rispondere alle domande sul messaggio della loro opera. Ma pochi sono i pittori che come O’Keeffe hanno fatto discutere così a lungo su un dubbio tanto recondito quanto lecito sui suoi soggetti: si tratta di fiori o di vagine?

Una nuova retrospettiva del Tate Modern (Londra) su O’Keeffe, considerata una degli artisti fondatori del modernismo del Ventesimo secolo, intende sfidare l’opinione maschilista e conservatrice, largamente diffusa, secondo cui i suoi famosi fiori siano ritratti di genitali femminili.

La mostra sarà la più grande esposizione delle opere di O’Keeffe nel Regno Unito e la prima esposizione del Tate dalla ristrutturazione, costata 26 milioni di sterline.

Comprendente più di cento opere, che dalla morte di O’Keeffe nel 1986 hanno raramente lasciato gli Stati Uniti, l’esposizione può vantare la presenza anche del quadro intitolato Jimson Weed. Questa tela, che porta il nome del fiore velenoso che rappresenta, è l’opera d’arte più costosa mai realizzata da un’artista donna: all’asta del 2014, fu venduta per 44,4 milioni di dollari. La galleria raccoglie le opere più provocatorie dell’artista, prodotte in circa sessant’anni di carriera, a cominciare dai suoi soggetti più astratti fino ai fiori iconici e i teschi che l’hanno resa celebre. 

Conosciuta principalmente per i suoi studi sui fiori, dipinti in grande scala come se li si osservasse attraverso una lente di ingrandimento, è stata anche una grande paesaggista. I suoi panorami, come i grattacieli di New York e i deserti del New Mexico, hanno un alto contenuto simbolico e sono riconoscibili per la tipica atmosfera astratta. Nessun altro artista è stato collegato direttamente ai tipici paesaggi americani, che ha dipinto esaltando il contrasto tra l’ambiente urbano sofisticato e la desolazione remota del selvaggio New Mexico. 

A un secolo dal debutto di questa artista dell’avanguardia del Novecento, il Tate Modern di Londra si propone di smentire l’opinione comune che ha messo in secondo piano la grandezza espressiva di questa donna per lungo tempo.

Achim Bordchardt-Hume, il direttore artistico del Tate Modern, ha dichiarato che il motivo principale che l’ha spinto a ospitare l’opera di questa artista, è quello di offrire a O’Keeffe “le molteplici letture” che in passato le sono state negate, in quanto artista donna.

“La grandezza di O’Keeffe è stata limitata dall’opinione diffusa che tende a leggerla in un certo modo”, ha aggiunto. “Molti artisti bianchi del Ventesimo secolo hanno avuto il privilegio di essere interpretati su diversi livelli mentre altri, come le donne o gli artisti provenienti da altre parti del mondo, tendevano a essere sminuiti a causa di una lettura conservatrice. È arrivato il momento che i musei e le gallerie sfidino questo preconcetto”.

Tanya Barson, che curerà l’esposizione del Tate Modern, ha enfatizzato quanto O’Keeffe si fosse opposta a questo genere di interpretazione limitante dei suoi dipinti. Negli anni Settanta, le femministe associarono le opere della O’Keeffe alle ideologie del movimento. Ma si trattava di una tendenza generale nata qualche decennio prima. La teoria freudiana, secondo cui le sue opere sono in realtà degli studi approfonditi del sesso femminile, è stata espressa per la prima volta nel 1919 proprio da Stieglitz, che per primo espose le opere di O’Keeffe e che in seguito divenne suo marito.

Barson spera che la retrospettiva del Tate illustrerà come questo “cliché interpretativo”, perpetuato dai critici d’arte, sia “sessista e anacronistico”.