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La lotta di una donna contro la più grande miniera d’oro dell’America Latina

Il documentario Aguas de Oro racconta la battaglia di Máxima Acuña Chaupe per non perdere la sua terra

Immagine di copertina

Máxima Acuña Chaupe ha rughe profonde, una piccola statura e una volontà granitica. Dal 1994 vive a 4.200 metri d’altitudine sulle Ande peruviane, nella regione di Cajamarca. Casa sua si trova nel cuore di Conga, un progetto di espansione di Yanacocha, la miniera d’oro più grande dell’America Latina, proprietà della società statunitense Newmont.

Máxima ha un sogno: continuare a vivere tra le sue montagne. Anche Yanacocha ha un sogno: accaparrarsi le terre di Máxima necessarie all’espansione. In gioco non ci sono solo interessi personali, ma la sopravvivenza dell’ecosistema andino, ed è per questo che Máxima non lascia la sua terra, nonostante le violenze fisiche e psicologiche che subisce quotidianamente (l’ultima a novembre 2015).


Attraverso la storia di xima, il documentario Aguas de Oro di Simona Carnino descrive il conflitto tra una popolazione del nord del Perù e la multinazionale mineraria Yanacocha, affrontando il tema del landgrabbing e del watergrabbing.

Il reportage di parole, suoni e immagini è un viaggio che si muove tra nuovo colonialismo e autodeterminazione dei popoli, con l’obiettivo di registrare la precaria quotidianità e la mancanza di sicurezza di chi si oppone a progetti di sfruttamento territoriale in America Latina. Il documentario è stato presentato il 7 ottobre al Festival Cinemambiente di Torino, ed è possibile vederlo qui:


Aguas de Oro ha vinto il primo premio del progetto europeo DevReporter Grant, è stato realizzato con la collaborazione della Ong torinese M.A.I.S. e ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International.