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Perché è importante vaccinarsi contro il papilloma virus

Negli Stati Uniti il tasso di infezione è diminuito del 64 per cento in dieci anni tra le adolescenti Cose utili da sapere

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Dall’introduzione del vaccino contro il papilloma virus nel 2006, il tasso di infezione è sceso del 64 per cento tra le adolescenti statunitensi. Il virus, che nel peggiore dei casi può provocare il tumore al collo dell’utero, si contrae generalmente attraverso i rapporti sessuali.

Il vaccino contro l’Hpv è indicato per prevenire le lesioni genitali precancerose della cervice uterina, della vulva e della vagina e del cancro della cervice uterina. 

Secondo i dati contenuti nello studio di AAP Gateway, che sarà pubblicato nel mese di marzo sulla rivista Pediatrics, il tasso di infezione tra le adolescenti è calato dall’11,5 per cento al 4,3 per cento. Tra le donne con più di vent’anni il tasso è sceso del 34 per cento. 

In Europa al momento sono disponibili due vaccini preventivi contro l’Hpv: il vaccino quadrivalente e il vaccino bivalente, autorizzati rispettivamente nel 2006 e nel 2007. 

Rimane però un problema: nonostante da dieci anni ormai il vaccino sia raccomandato a tutte le ragazze tra gli 11 e i 12 anni, non tutti fanno i tre richiami del vaccino, necessari per una protezione completa. 

Solo il 40 per cento delle ragazze tra i 13 e i 17 anni, e il 22 per cento dei ragazzi, hanno fatto tutti e tre i richiami, secondo uno studio del Centers for Disease Control and Prevention statunitense. E solo il 60 per cento delle ragazze ha fatto almeno la prima dose.

Intorno alla questione dei vaccini contro il papilloma virus, rimane un timore che però non trova alcun riscontro scientifico: le ragazzine più giovani saranno più propense a sperimentare il sesso. 

I dati però non confermano, anzi smentiscono questa paura. La quota di studenti delle scuole superiori che dicono di aver fatto sesso non è cambiato dal 2001. 

Inoltre, la quota di chi ha dichiarato di avere rapporti sessuali prima dei 13 anni ha continuato a scendere, dal 6,6 per cento del 2001 al 5,6 per cento nel 2013.

E secondo altri studi del 2012, le ragazze che erano state vaccinate non avevano più probabilità di rimanere incinte da giovani rispetto a quelle non vaccinate.