Me

Le pubblicità più provocatorie di sempre

Sono molte le campagne nel campo della moda che nel corso degli anni sono state censurate o giudicate oltraggiose per i contenuti provocatori

Immagine di copertina

La storia delle campagne pubblicitarie di moda è ricca di immagini provocatorie, offensive e spesso censurate. Sono
molte le maison che per attirare l’attenzione su un proprio prodotto hanno, nel corso degli anni, scelto di puntare sullo
scandalo, sulle immagini dalle forti connotazioni sessuali e in alcuni casi
sessiste.

Nel 2015 è stato il turno di una campagna di Miu
Miu, bloccata dalla Advertising Standards Agency per l’immagine di una ragazza
dai tratti molto infantili appoggiata su un letto, vista come una provocazione
al limite della pedofilia.

In realtà la modella, Mia Goth (fidanzata di Shia
LaBoeuf e attrice in Nymphomaniac di
Lars von Trier), è nata nel 1993 e al momento dello scatto aveva 22
anni, ma all’apparenza è stata comunque giudicata troppo infantile.

La foto è stata
ritenuta “irresponsabile e in grado di causare serio oltraggio” e l’Agenzia ha imposto alla casa di moda di non pubblicarla.

Un altro marchio non nuovo alla censura è Tom Ford, che
ha più di una volta esplicitato la concezione che “il sesso vende”, scatenando
l’indignazione di molte donne. Tom Ford nelle sue campagne ha utilizzato immagini di confezioni
di profumo associate al pube e al seno di un corpo femminile.

Non solo sesso, in ogni caso: in Italia per molti anni un brand notissimo per le sue provocazioni è stato Benetton, che ha realizzato moltissime campagne pubblicitarie totalmente sganciate dal prodotto pubblicizzato, ma in grado di
scioccare lo spettatore con scene emotivamente forti. Una tra tutte, la foto
che ritraeva un vero malato di Aids nel suo letto di morte, circondato dai suoi
familiari come nella composizione di un quadro religioso.

Si tratta solo di alcuni esempi, vista la lunga serie di
immagini provocatorie (o ritenute tali) comparse nel corso degli anni, e che il
sito Dazed ha raccolto in questa serie che TPI vi propone.

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus