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Il nuovo negozio di Roberto Cavalli a Teheran

Ha aperto nella capitale iraniana la prima boutique dell'alta moda italiana nell'Iran dopo-embargo

Immagine di copertina

La casa di moda italiana Roberto Cavalli ha annunciato venerdì 19 febbraio l’apertura di una boutique in Iran. La decisione della griffe fiorentina di espandere il mercato dei beni di lusso nella Repubblica Islamica arriva in seguito alla recente revoca delle sanzioni. 

La Repubblica Islamica con i suoi ottanta milioni di abitanti è vista come una potenziale miniera d’oro per le aziende dei beni di lusso. I fattori a suo vantaggio sono essenzialmente i seguenti: più della metà della popolazione iraniana è al di sotto dei 35 anni, si stima infatti che l’età media sia di 27 anni. Circa il 70 per cento degli abitanti vive in città. Il tasso di scolarizzazione giovanile è molto elevato, in particolar modo fra le ragazze. 

Una fetta di questa popolazione non ha problemi di soldi e ha un elevato potere di acquisto. Una percentuale significativa è rappresentata da giovani donne. Le donne in chador della Teheran bene nonostante siano costrette a rispettare in pubblico un codice di abbigliamento islamico, nel privato possono indossare abiti dal valore di migliaia di euro, che nella valuta iraniana corrispondono a decine e decine di milioni di rial. 

Il nuovo negozio di Cavalli a due piani, con i suoi 350 metri di quadri di esposizione, accoglie le facoltose clienti iraniane in un ambiente arredato con tappeti in cavallino, con pavimenti in quarzite marrone mista a polvere di cristallo. La struttura sorge nel quartiere di Zaferanyeh, a nord di Teheran, uno dei più ricchi ed eleganti della capitale iraniana. 

(Qui sotto un particolare dell’interno della boutique di Roberto Cavalli a Teheran)


“Pensiamo che l’Iran sia destinata a diventare un mercato molto interessante per i prodotti di lusso”, ha dichiarato il Ceo di Cavalli, Renato Semerari. 

Tra un mese, accanto alla boutique Cavalli sarà inaugurata quella di Versace. 

Il presidente della Kelide Talaei, l’imprenditore iraniano Mehdi Firouzan, ha pensato di chiedere la concessione dei marchi più prestigiosi della moda e del lusso italiano, uno dei prodotti più popolari e apprezzati in tutto il mondo. 

L’operazione è iniziata due anni fa, quando l’Iran era ancora fortemente limitata dalle sanzioni imposte dalla comunità internazionale. Ma i partner italiani hanno sempre creduto nelle potenzialità di un mercato giovane, colto, affamato di cultura, e in alcuni casi, ricco. 

Il progetto portato avanti in questo lungo periodo dal manager iraniano e i suoi due soci è ambizioso.“Vogliamo trasformare Alef Street nella via Montenapoleone iraniana di Teheran” ha detto all’agenzia di stampa italiana Ansa Mehdi Firouzan, riferendosi alla famosa strada del lusso milanese. “Abbiamo chiesto la concessione di marchi come Ferragamo, Armani, e altri designer italiani e anche europei, invitandoli ad aprire i loro negozi monomarca in Iran”.

Finora nella Repubblica Islamica i beni di lusso realizzati in Italia era possibile trovarli occasionalmente in alcuni negozi. Ad esempio il brand di pelletteria italiana Piquadro ha aperto uno negozio nel centro commerciale di Teheran nel 2015. Ma la scelta dei prodotti made in Italy era ridotta al minimo, mentre altissimo era il rischio di acquistare prodotti contraffatti. 

L’apertura del negozio Cavalli segna l’inizio di una nuova stagione. Il desiderio di cambiare passo è anche quello che spera Hanayeh, una giovane trentenne iraniana con una laurea in ingegneria chimica, affascinata dal mondo della moda. La giovane donna ha deciso di lavorare nella nuova boutique di Cavalli. “L’Iran non è il paese scuro, violento, chiuso, descritto nei giornali stranieri. Una settimana fa, prima che il negozio aprisse, la gente accorreva alle finestre, curiosa e orgogliosa che Teheran avesse finalmente una grande firma famosa nel mondo”.