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Le storie delle donne disabili su Tinder: “Voi potete davvero fare sesso?”
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Le storie delle donne disabili su Tinder: “Voi potete davvero fare sesso?”

È la domanda più frequente che gli uomini fanno alle donne affette da disabilità e che decidono di iscriversi sui siti d'incontro online

22 Feb. 2016

Michelle Middleton ha 26 anni, vive a Liverpool, soffre di epilessia e a causa di una paralisi cerebrale è costretta a vivere su una sedia a rotelle. Da circa un anno ha aperto un account sul sito di incontri Tinder. “La gente spesso mi domanda se posso fare sesso, data la mia condizione e la mia disabilità”.

Nelle sue conversazioni virtuali intraprese con numerosi ragazzi, racconta Michelle, spesso si creavano situazioni imbarazzanti quando si affrontava il tema legato a eventuali rapporti sessuali. “Ci sono anche gli uomini che chiedono espressamente di poter avere dei rapporti sessuali con me solo perché sono disabile”. 

Anche Courtney Hall, 19 anni, studentessa di Banbury, nella contea inglese di Oxfordshire, la pensa allo stesso modo: “Quando carico delle foto su Tinder spesso elimino la sedia a rotelle, lasciando solo la mia immagine dalla vita in su”. Con l’iscrizione al sito di incontri virtuali, Courtney ha voluto fare una prova, nel tentativo di liberarsi almeno virtualmente, di pregiudizi comuni. 

“Quando esco con gli amici, spesso ho il timore di avvicinarmi a un ragazzo che possa vedermi di persona. Mi sento come se non guardassero me, ma solo la mia sedia a rotelle. Negli appuntamenti virtuali, quando sono in linea e scambio due parole con qualche ragazzo, parlo con loro uno o due giorni, prima di rivelare di me qualsiasi cosa”. 

Molte delle reazioni negative che arrivano dagli utenti nelle chat virtuali, sono spesso legate a un livello di scarsa familiarità con tematiche legate alla disabilità in generale. Un’associazione britannica per la difesa dei disabili ha condotto un sondaggio su un campione di 500 persone, domandando loro se avevano mai fissato un appuntamento con una persona disabile, incontrata su un sito di incontri. 

Dall’indagine è emerso che solo il 5 per cento degli intervistati avevano accettato appuntamenti con persone disabili. Mentre, precedenti ricerche hanno dimostrato che otto persone su dieci nel Regno Unito non hanno mai invitato persone disabili incontrate sui siti on line a degli appuntamenti. 

“In alcuni momenti penso perché sono qui. Ma poi alcune volte mi capita anche di incontrare dei bravi ragazzi. Ho avuto modo di conoscere un mio coetaneo. Abbiamo parlato per un giorno e mi ha raccontato di sua sorella e della sua paralisi cerebrale. Non mi aspettavo certamente questo”, ha precisato Michelle. 

(Qui sotto una delle immagini di Michelle Middleton pubblicate sul profilo Tinder)

La stessa sorte l’ha subita Kristen, 30 anni. La sua storia è stata pubblicata il 2 febbraio sulla rivista americana Cosmopolitan. Paralizzata dalla vita in giù, la giovane donna è costretta a vivere su una sedia a rotelle da 25 anni. Single, Kristen si è registrata su Tinder nelle tre città in cui ha vissuto: Los Angeles, Boston e New York. 

All’età di cinque anni, Kristen è stata vittima di un incidente stradale dove sono rimasti coinvolti anche i suoi genitori. La famiglia stava rincasando da una giornata trascorsa sulla pista di pattinaggio, quando un auto gli è piombata addosso. Nell’impatto, Kristen ha riportato una lesione del midollo spinale che l’ha costretta a vivere su una sedia a rotelle. 

Quando Kristen ha creato il suo profilo sul sito di incontri Tinder, non era così sicura di voler mostrare le foto che ritraevano anche la sua disabilità. “Mi era capitato di incontrare dei ragazzi nella vita reale, e la mia condizione di disabile costretta a vivere su una sedia a rotelle non era mai stata un problema, ma poi mi sono chiesta come sarebbe stato non mostrare la mia vera vita su una chat di incontri”.

Sul suo profilo Kristen ha deciso di non utilizzare le foto in cui la sua disabilità era così evidente. “Le foto che ho usato non sono state tagliate volutamente, se le si guardava da vicino si notava qualcosa di più, ma volevo solo che la gente mi conoscesse come persona e non come una costretta a stare su una sedia a rotelle”. 

Su Tinder, racconta ancora Kristen, aveva incontrato un ragazzo con il quale sperava di poter iniziare una relazione. “Avevamo parlato per circa due settimane, per lo più delle nostre carriere. Sono stata incuriosita da lui, perché proveniamo entrambi dalla stessa parte del paese. Ero davvero entusiasta di incontrarlo. Quando vide che ero sulla sedia a rotelle, per il resto della serata non mi ha guadato negli occhi. È stato l’appuntamento più triste che abbia mai fatto, e mi sono sentita costretta a chiedergli se andasse tutto bene. E lui mi ha risposto di non riuscire a parlare con qualcuno sulla sedia a rotelle”. 

Per sei mesi la donna ha smesso di frequentare la chat di incontri. “Ogni volta che parlavo con un uomo, dicevo subito di essere su una sedia a rotelle. Spesso ci chiacchieravo per due giorni o una settimana. A volte di temi profondi e intellettuali, a volte solo conversazioni legate al sesso, e ogni volta mi imbattevo nella stessa domanda. Ovvero, se potevo ancora avere rapporti sessuali e lì per lì avrei voluto rispondergli certo che posso, stronzo!”. 

Attraverso l’iscrizione al sito di incontri, anche Kristen sperava di poter abbattere il muro di pregiudizi che spesso chi è affetto da disabilità deve portarsi addosso. “Ho cercato di fare in modo che io apparissi normale agli occhi degli altri. Io viaggio da sola, vivo da sola, conduco una vita indipendente, ma gli altri ti giudicano sempre se ti vedono su una sedia a rotelle. Non credo sia colpa loro, ma è purtroppo un limite diffuso. E non sono l’unica persona a essermi sentita così”.

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