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Solo tre dei sospettati per i fatti di capodanno a Colonia sono rifugiati

Si tratta di due siriani e un iracheno, la maggior parte degli altri sono nordafricani mentre tre sono cittadini tedeschi

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A un mese e mezzo dagli eventi di Colonia di Capodanno, emerge che solo tre dei 58 sospetti arrestati sono richiedenti asilo arrivati da poco in Germania.

Domenica 14 febbraio 2016 è stato infatti reso noto che solo due degli arrestati sono rifugiati siriani, mentre uno è un rifugiato iracheno. 

La maggior parte degli incriminati è di origine nordafricana e tre sono cittadini tedeschi, stando a quanto dichiarato dal procuratore di Colonia, Ulrich Bremer.

Bremer ha precisato lunedì 15 febbraio che in ogni caso la stragrande maggioranza delle persone arrestate ricade nella categoria dei richiedenti asilo perché, all’ingresso nel paese, essi avrebbero manifestato l’intenzione di fare domanda per lo status di rifugiato.

Inoltre, delle oltre mille denunce presentate alle autorità di Colonia, più della metà sarebbero riconducibili ad accuse di furto piuttosto che di molestie sessuali.

Gli eventi di Colonia avevano causato un’ondata di indigrazione nei confronti dei richiedenti asilo che avevano messo in discussione la politica della porta aperta della cancelliera tedesca Angela Merkel.

I gruppi di estrema destra, incluso il tedesco Pegida (Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’occidente), hanno usato gli attacchi per fomentare cortei anti-immigrati in tutta Europa.

In Germania, c’è stato un’impennata di incendi dolosi appiccati alle abitazioni dei rifugiati. Gruppi di vigilantes hanno minacciato di “ripulire” colonia.

Quest’ondata di disprezzo ha costretto la cancelliera a rivedere la politica della porta aperta, velocizzando i processi di espulsione e limitando le riunificazioni familiari.

Intanto, sono stati denunciati altri 22 casi di molestie sessuali durante il carnevale di Colonia, incluso quello della giornalista belga Esmeralda Labye molestata in diretta da due uomini di aspetto europeo.

Qui sotto un breve video sulla traumatica esperienza della giornalista belga