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Cosa c’entrano i russi con un impianto di gas controllato dall’Isis

Gli strani legami tra l'azienda di un imprenditore siriano con la cittadinanza russa e il gruppo jihadista in Siria per lo sfruttamento delle risorse naturali

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Sono numerosi i paesi in guerra con l’Isis, ma fin troppo spesso l’uno o l’altro viene accusato di fare affari sottobanco con il sedicente Stato islamico, soprattutto quando si tratta di preziose risorse energetiche.

E allora le accuse rimbalzano, specialmente le schermaglie verbali tra Ankara e Mosca – ciascuna delle quali accusa l’altra di attingere al petrolio dell’Isis –, e si accavallano i sospetti sul regime del presidente siriano Bashar al-Assad.

L’Isis e il regime di Assad

Nell’ottobre 2015, il Financial Times aveva pubblicato un’inchiesta in merito alla collaborazione tra il regime di Damasco e l’Isis sul gas naturale che genera gran parte dell’energia in Siria.

L’Isis controlla alcuni degli impianti energetici del paese, ma sono le compagnie energetiche siriane a possedere le competenze tecniche per sfruttarli. Ecco, allora, che una joint-venture tra i due soggetti diventa quasi ineludibile.

Certo, non si tratta di un collaborazione agevole, scontri e incidenti non sono infrequenti – il Financial Times nel suo pezzo non manca di descrivere la situazione di terrore in cui operano i dipendenti che lavorano per le compagnie energetiche, ma si trovano ad avere come supervisore un miliziano dell’Isis – e per questo il regime sostiene che non esista un vero e proprio accordo sulla questione energetica. 

Tuttavia, il ministro siriano per il Petrolio e le Risorse Naturali aveva lasciato intendere in una dichiarazione scritta che una certa misura di cooperazione con l’Isis fosse necessaria al mantenimento e funzionamento degli impianti. D’altra parte, nessuno dei due può fare a meno dell’approvvigionamento energetico.

L’inchiesta del Financial Times parlava dell’impianto di Tuweinan, circa 60 chilometri a nord di Palmira e un centinaio di chilometri a sudovest di Raqqa, città nel nord della Siria catturata dall’Isis nel gennaio del 2014 e capitale de facto del sedicente Stato islamico.

Stando a quanto raccontato da alcuni impiegati della Compagnia siriana del gas, 50 megawatt di elettricità vanno al regime siriano, mentre 70 megawatt e 300 barili di gas condensato vanno all’Isis.

L’impianto di Tuweinan è “parzialmente gestito” da un’impresa siriana, la Hesco, il cui proprietario George Haswani, sarebbe sospettato di essere l’intermediario del regime siriano per l’acquisto del petrolio dall’Isis. Tuttavia non ci sono conferme ufficiali e verificate in questo senso.

A marzo del 2015, queste presunte accuse gli erano valse alcune sanzioni da parte dell’Unione Europea. L’Ue aveva congelato i beni e aveva vietato ad Haswani e altri sei uomini d’affari siriani di viaggiare in Europa.

A novembre dello stesso anno, anche il dipartimento del Tesoro statunitense aveva creduto a quelle accuse – che Haswani respinge – e imposto all’uomo d’affari delle sanzioni.

Cosa c’entrano i russi?

A quanto detto, va aggiunto che Haswani e la sua impresa hanno legami diretti con la Russia. Innanzitutto, Haswani ha la doppia cittadinanza siriana e russa. In secondo luogo, la Hesco in realtà ha ottenuto il contratto di costruzione dell’impianto di Tuweinan in subappalto.

Infatti, nel 2007 il regime di Damasco aveva affidato la costruzione della struttura a un’impresa russa, la StroytransgazQuesta compagnia appartiene a Gennady Timchenko, uomo d’affari di grande successo molto vicino al presidente russo Vladimir Putin. 

Il dipartimento del Tesoro statunitense ritiene che la Stroytransgaz abbia comprovati legami con il Cremlino e per questo l’ha sottoposta a sanzioni economiche per via della situazione in Ucraina.

La Stroytransgaz e la Hesco hanno lavorato in tandem anche su altri progetti in Sudan, Algeria, Iraq ed Emirati Arabi Uniti.

La costruzione dell’impianto di Tuweinan è andata avanti lentamente ma senza intoppi fino al gennaio del 2013, quando una coalizione di gruppi ribelli siriani se ne è impadronita nel corso di un’operazione congiunta con il Fronte al-Nusra (alleato siriano di al-Qaeda).

In un articolo pubblicato martedì 9 febbraio 2016 Foreign Policy riporta che quando la coalizione ribelle è entrata nell’impianto, gli ingegneri e consulenti russi se ne erano già andati. Erano rimasti solo i colleghi siriani.

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(Nella foto qui sotto: l’impianto di Tuweinan. Credit: Foreign Policy) 

All’inizio del 2014, però, la struttura è passata in mano all’Isis. Secondo un anonimo alto funzionario turco, il sedicente Stato islamico avrebbe consentito che Stroytransgaz e il suo subappaltatore Hesco proseguissero i lavori di costruzione.

Lo stesso funzionario avrebbe anche affermato che ingegneri russi avrebbero quindi lavorato al completamento della struttura. A corroborare questa affermazione, un’altra fonte sostiene che ingegneri russi stiano tuttora lavorando presso l’impianto, dandosi il cambio attraverso una base militare situata nel distretto di Hama, a ovest di Tuweinan.

La fonte di Foreign Policy è un uomo, Abu Khalid, appartenente alle forze ribelli siriane che combattono l’Isis e che sostiene che il sedicente Stato islamico avrebbe permesso allo staff russo di accedere alla struttura in cambio di una quota del gas e di qualche bustarella.

Secondo David Butter, collaboratore del think tank britannico Chatham House, la costruzione dell’impianto è stata portata a termine nel corso del 2014 e alla fine dello stesso anno è stata lanciata la prima fase di produzione. 

Questa versione è supportata anche da quanto scritto sul quotidiano governativo siriano Tishreen che a gennaio del 2014 riferiva che la Stroytransgaz aveva completato l’80 per cento del progetto e avrebbe consegnato la struttura al committente nel corso della seconda metà dell’anno. Tishreen, tuttavia, dimenticava di fare menzione del fatto che, in realtà, la struttura era già nelle mani dell’Isis.