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Perché ci molestano?

Il futuro delle donne in Egitto non dipende dai principi culturali dell'Islam quanto piuttosto da alcune imprescindibili riforme. La storia di due attiviste al Cairo

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Era il giugno del 2011 e il sole del Cairo non offriva nessuna tregua per i manifestanti accampati in piazza Tahrir che stavano facendo la rivoluzione in Egitto. Eppure, loro rimanevano lì, per protestare contro i militari al potere nel Paese.

Uomini e donne camminavano da una parte all’altra della piazza, formando pattuglie di sicurezza dei cittadini, perquisendo le persone e controllando i documenti d’identità.

“Ci si sente di nuovo come a gennaio, lo spirito della rivoluzione è tornato”, si diceva di tanto in tanto. E proprio come nei primi giorni della rivoluzione, le donne sono state attive, questa volta per chiedere la fine del governo militare.

Per i primi 18 giorni, dal 25 gennaio all’11 febbraio 2011, le donne affermavano che Piazza Tahrir era un’utopia. Non c’erano state molestie sessuali e, nelle parole della giornalista Lilian Wagdy, “non c’era stato bisogno di affermare il proprio sesso.”

“Ogni singola distinzione, di genere o di classe, era inesistente a Piazza Tahrir durante il primo sit-in”, sostiene Wagdy. “Ma subito dopo che Mubarak è stato estromesso, abbiamo iniziato a vedere donne sessualmente molestate o maltrattate: dovevano stare alla larga”.

Le molestie sessuali sono un fatto comune della vita quotidiana in Egitto. In uno studio del 2008 del Centro egiziano per i diritti della donna, circa il 62 per cento degli uomini egiziani ha ammesso di molestare sessualmente le donne, e l’83 per cento delle donne egiziane ha riferito di essere stata molestata.

In che modo questo influisce sul progresso delle donne in Egitto? Per prima cosa, si può instillare la paura nel prendere i mezzi pubblici o nel camminare per strada. Anche le molestie sul luogo di lavoro non sono rare.

Molti sostengono che le molestie sessuali non siano in realtà altro che un modo per flirtare. Il termine più comunemente usato nei commenti pronunciati dai molestatori è “mo’aaksaat”, che si traduce con “flirtare”.

“Taharosh” o “molestie” è raramente utilizzato nel linguaggio colloquiale. La negazione delle molestie, anche all’interno del lessico utilizzato dal pubblico, è un problema che va affrontato a testa alta. Una giornalista egiziana una volta mi ha detto: “Devo andarmene. Non sopporto più che abusino del mio corpo.”

La cosa più preoccupante delle molestie è che trent’anni fa quasi non esistevano, quantomeno non nel modo in cui ci sono ora. Molti sostengono che la corruzione che ha contraddistinto il regime di Mubarak, insieme con la povertà e il calo dei posti di lavoro, abbia creato un senso di frustrazione nel popolo egiziano.

Gli uomini spesso non trovavano lavoro e quindi non potevano permettersi di sposarsi o dovevano rimandare il matrimonio fino a un’età più avanzata. Alcuni credono che questo abbia creato un ambiente in cui le tensioni sessuali si sono sfogate attraverso le molestie.

Ma le molestie non sono l’unico problema delle donne in Egitto: vi sono anche degli ostacoli all’istruzione e al lavoro. Molti di questi ostacoli dipendono dal background socio-economico di una donna e dalla sua posizione. Circa il 43 per cento delle donne dai 25 anni in su ha raggiunto almeno l’istruzione secondaria e il 24 per cento partecipa alla forza lavoro del Paese.

Cercando di aggirare il punto di vista tradizionale orientalista di “Cosa può fare l’Occidente per aiutare le donne in Egitto?”, abbiamo invece chiesto “Cosa possono fare gli egiziani per garantire la parità di genere in questo periodo di cambiamento?”.

Lo scrittore e dentista di professione Dr. Alaa Al Aswany ha espresso un interessante punto di vista su come garantire alle donne un progresso nella loro carriera e nella società in generale.

“Non renderete mai le donne davvero libere se continueranno a essere separate o emarginate dal resto della società”, ha detto Aswany. “Voi non le renderete mai libere se lascerete il resto della società sotto la dittatura. Si deve spingere per il progresso della società, solo così le donne saranno libere.”

La sicurezza generale in Egitto è peggiorata in modo significativo dopo la rivoluzione – come si poteva prevedere con la dissoluzione di uno stato di polizia – e il ripristino dell’ordine gioverebbe a tutti, ma soprattutto alle donne.

Attualmente esistono leggi in vigore contro le molestie sessuali e contro la violenza, ma nessuna di queste viene applicata. Garantire che queste leggi siano rispettate significherebbe dare tregua alle donne in strada, sul posto di lavoro e a casa.

Naturalmente, le donne stanno premendo affinché questo avvenga. Molte di loro vogliono nuove leggi finalizzate a difenderle da atti discriminatori in ambito politico e dalla violenza domestica più in generale.

La riforma della polizia è una fra queste priorità, nonché una componente importante per il progresso di qualsiasi società. Per decenni, le forze di sicurezza egiziane hanno agito come alleato del regime, non del popolo. Questo rapporto deve essere invertito.

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Gli egiziani hanno bisogno di sentirsi sicuri nel segnalare gli incidenti alla polizia – che si tratti di aggressioni, di omicidi o di molestie – e vogliono che le autorità siano serie e rispettose, e che intraprendano le azioni appropriate.

Troppo spesso le denunce vengono ignorate, a meno che non vengano da “qualcuno di importante”. Tanto peggio se si tratta di donne pronte a segnalare un abuso o un’aggressione.

Come raccontato nel recente film Cairo 678, fino al 2008 non c’è stata una donna, prima di Noha Roushdy, che abbia presentato con successo un caso di molestie sessuali in Egitto.

Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è quello prettamente economico: circa il 40 per cento della popolazione vive con meno di 2 euro al giorno. Una delle ragioni del successo politico dei Fratelli Musulmani rispetto ai gruppi più liberali, laici o rivoluzionari è che, facendo leva su questa povertà, hanno risposto ai bisogni della popolazione.

Chi ha distribuito gratuitamente il cibo, ha ottenuto più voti di chi sosteneva uno schieramento politico ideale a favore dei diritti e della democrazia. La democrazia non vuol dire granché per chi non può permettersi di nutrire la propria famiglia. Se questa povertà schiacciante dovesse essere alleviata, la gente avrebbe più tempo ed energie da spendere per altre cose.

Raggiunto il successo economico, gli uomini sarebbero meno propensi a sfogare le proprie frustrazioni sulle donne. Economicamente indipendenti, queste sarebbero in grado di prendere decisioni migliori per sé e per i propri figli.

Ad esempio, sapendo che può ottenere un lavoro e che può auto-sostentarsi, è più probabile che una donna abbia il coraggio di sfidare la sua famiglia che non vuole che vada all’università o che vuole che si sposi in giovane età.

Il sistema istruzione è un’ulteriore riforma necessaria e urgente. In Egitto il periodo di formazione sia per gli uomini che per le donne in media è di 11 anni, ma il tasso di alfabetizzazione per gli uomini è di circa 15 punti percentuali più alto rispetto a quello delle donne (77,6 per cento contro il 62,7 per cento), secondo il Cia World Factbook.

Riformare il sistema di istruzione è fondamentale per il futuro dell’Egitto. Una democrazia funzionale richiede un elettorato che sia abbastanza istruito per fare scelte che siano nel suo migliore interesse. Ciò vale per le donne così come per l’elettorato nel suo complesso.

Per ribadire quanto già affermato, sono i temi più strettamente sociali e culturali – come i vestiti delle donne – quelli sui quali le persone in Occidente tendono attualmente a concentrarsi. Anche se questo tipo di problemi sono senza dubbio importanti, non hanno in realtà lo stesso peso di temi come quello dell’istruzione e dell’indipendenza economica.

L’Islam in sé e per sé non è necessariamente ostile alle donne, come molti occidentali percepiscono che sia. Molte delle pratiche più offensive, come le mutilazioni genitali femminili, non sono in realtà parte dell’Islam, ma sono pratiche culturali che in alcune regioni sono state associate alla religione musulmana nel corso del tempo.

Anche altri fatti, come il divieto di guida saudita imposto alle donne, non sono supportati direttamente da alcun testo islamico.

Per avere successo, le riforme in Egitto devono certamente tenere conto dell’Islam e, idealmente, lavorare in un contesto islamico. Tuttavia, è necessario distinguere tra le moderne interpretazioni dell’Islam che tengono conto dei progressi che si sono verificati tra la nascita della fede fino a questo momento e le rigide interpretazioni storiche che sembrano draconiane per gli standard odierni.

Donne e uomini hanno bisogno di sfatare l’idea che ora non è il momento di affrontare “questioni femminili” perché ci sono questioni più urgenti a portata di mano. I problemi delle donne sono problemi di tutti e la loro libertà e il loro successo è una parte cruciale della libertà e del successo della società egiziana stessa.

L’articolo, scritto in collaborazione con Carmel Delshad e Kirsti Itameri, è stato pubblicato nel 2012 come estratto di un documentario, I Marched Alongall’indomani dell’elezione del leader dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi come presidente dell’Egitto