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Chi è Bernie Sanders

Ha vinto le primarie in New Hampshire e perso in Iowa per un pugno di voti. Cose da sapere sull'uomo che vuole mettere sottosopra la politica degli Stati Uniti d'America

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Ha costretto Hillary Clinton a una lotta all’ultimo voto in Iowa e poi l’ha nettamente battuta in New Hampshire. Fino all’inizio delle primarie dei democratici con cui viene scelto il candidato alla Casa Bianca per le elezioni di novembre 2016, Bernie Sanders era visto come un candidato di bandiera, ma oggi sta creando seri problemi alla super favorita Hillary Clinton.

Chi è e da dove spunta fuori questo senatore che ha saputo attirare su di sé un simile consenso? Bernie Sanders è nato a New York l’8 settembre del 1941. Di religione ebraica, nacque da un immigrato polacco e da una donna ebrea di origini russe e polacche: gran parte dei parenti di Sanders che rimasero in Polonia furono vittima dell’Olocausto.

Negli anni Sessanta Sanders andò a studiare a Chicago, presso la Chicago University, dove iniziò il suo impegno politico, avvicinandosi all’organizzazione giovanile del Partito Socialista degli Stati Uniti e al movimento dei diritti civili, che in quegli anni si batteva per raggiungere la parità di diritti tra bianchi e neri.

Proprio in quest’ottica la sua prima battaglia politica da lui guidata fu quella del 1962 per abolire il divieto, allora in vigore, di dividere le stanze tra studenti bianchi e neri nel campus universitario di Chicago. Nel 1963 Sanders partecipò alla celebre marcia per il lavoro e la libertà di Washington, in cui oltre 200mila persone manifestarono per i diritti degli afroamericani e in cui Martin Luther King pronunciò il celebre discorso “I have a dream”.

Dopo aver vissuto alcuni mesi in un kibbutz in Israele, nel 1971 Sanders aderì al Liberty Union Party, un piccolo partito di sinistra caratterizzato da una forte opposizione alla guerra in Vietnam.

Tra il 1972 e il 1976 Sanders si candidò diverse volte a governatore e senatore del Vermont, lo stato in cui si era da poco trasferito, ottenendo risultati tra l’1 e il 6 per cento, consensi sempre superiori rispetto alla media di quelli nazionali del Liberty Union Party.

Dopo alcuni anni di pausa dalla politica attiva, nel 1980 Sanders si candidò come sindaco di Burlington, la più popolosa città del Vermont, come indipendente. Per appena 10 voti riuscì a sconfiggere Gordon Paquette, che da ben cinque mandati era sindaco della città. Venne eletto nel 1980.

(Bernie Sanders. Credit: Cliff Owen) 

Sempre rieletto – l’ultima volta nel 1987 -, Sanders venne considerato dalla rivista US News & World Report uno dei migliori sindaci degli Stati Uniti. Nel frattempo tentò di correre, sempre come candidato indipendente, a deputato e governatore del Vermont.

Nel 1990, Sanders fu eletto come indipendente per la prima volta deputato del Vermont. Divenne il primo membro del congresso a definirsi pubblicamente socialista dai tempi del Maccartismo, nome con cui è noto l’allontanamento e l’isolamento avvenuto negli anni Cinquanta degli esponenti politici e intellettuali di orientamento socialista e comunista negli Stati Uniti.

Sanders si candidò inoltre nel 2006 senatore del Vermont come indipendente, ottenendo anche il sostegno dei democratici che non presentarono un proprio candidato e risultando eletto.

IL CONFRONTO CON HILLARY CLINTON E LE POSIZIONI SUI GRANDI TEMI NEL CORSO DEGLI ANNI 

Pur essendo sempre stato un indipendente, nel 2015, Sanders ha annunciato la candidatura alle primarie dei Democratici per scegliere il candidato presidente nelle elezioni del 2016. Visto inizialmente come un candidato marginale, soprattutto contro Hillary Clinton, sostenuta da tutti i principali esponenti del partito, Sanders ha saputo smentire le aspettative.

Sanders è stato visto da numerosi elettori come una reale alternativa a Hillary Clinton, da lui ritenuta una fra le persone più ricche del paese, sostenuta dall’establishment del partito – a partire dal marito ed ex presidente Bill Clinton – e dalle lobby, rivelatasi più debole del previsto e meno empatica del più naturale Sanders.

Pesa poi molto anche il passato dei due candidati, da quello più lontano a quello più recente. Su internet è facile imbattersi in foto e schemi che ricordano come negli anni Sessanta Sanders si battesse per i diritti civili mentre Hillary Clinton – che da giovane era una simpatizzante repubblicana – faceva campagna elettorale per Barry Goldwater, tra i candidati più conservatori che i repubblicani abbiano mai espresso.

Così come si trovano facilmente schemi che ricordano che Sanders si è opposto ai principali interventi militari statunitensi all’estero e a diverse controverse leggi, come il Patriot Act – che in seguito agli attentati dell’11 settembre ha posto alcune limitazioni alle libertà individuali -, mentre la Clinton in più occasioni ha avuto posizioni più simili ai repubblicani.

IL RUOLO DEI GIOVANI A FAVORE DI SANDERS 

Lo zoccolo duro del consenso che sta ottenendo Sanders è composto dai giovani. Già a gennaio, prima dell’inizio delle primarie, un sondaggio del gruppo Rock the vote aveva rilevato che il senatore del Vermont era il più popolare tra gli elettori sotto i 30 anni con un vantaggio di 11 punti percentuali.

Con il voto in Iowa, non solo questo consenso è stato confermato dal risultato reale, ma si è rivelato molto più ampio. I dati diffusi dal Washington Post dicono che addirittura l’84 per cento degli elettori sotto i 29 anni dell’Iowa hanno votato per Bernie Sanders, che ha superato Hillary Clinton di ben 70 punti, sia tra gli uomini che tra le donne.

Un dato netto che non ci si sarebbe aspettati, almeno in apparenza, da un candidato che ha 74 anni e che sta portando Hillary Clinton a porsi diversi interrogativi, dal momento che non riesce a proporsi come candidata donna che sia riferimento delle giovani elettrici donne.

“C’è un posto speciale all’inferno per le donne che non si aiutano a vicenda” ha riferito Madeleine Allbright, ex segretario di Stato, in un evento a sostegno di Hillary Clinton.

“Voglio che la prima presidente donna sia più di un simbolo” ha detto la modella Emily Ratajkowski in un intervento in favore di Bernie Sanders, lasciando intendere che, a suo parere, hanno poco senso gli appelli rivolti alle donne per votare la Clinton in quanto donna.

LA COERENZA DI SANDERS SUI GRANDI TEMI A DISPETTO DI UNA CLINTON CHE HA CAMBIATO SPESSO POSIZIONE A SECONDO DEGLI INTERESSI IN CAMPO  

Ma perché questo sostegno a favore di Sanders e contro la Clinton tra i giovani? Probabilmente la coerenza del senatore del Vermont gioca un ruolo molto importante. Da quando negli anni Sessanta, infatti, iniziò a fare politica, Sanders non ha quasi per nulla cambiato le sue posizioni sui principali temi della politica e della società degli Stati Uniti, dalle armi alla guerra, passando per il salario minimo e la volontà di cambiare Wall Street.

Sanders si è sempre battuto per l’aumento della paga minima oraria negli Stati Uniti, per colmare la forte ineguaglianza sociale storicamente presente nel paese, per riformare Wall Street, aumentare le limitazioni verso le armi e istituire un sistema sanitario pubblico accessibile a tutti, solo per citare alcune posizioni.

La stessa coerenza non è stata ravvisata in Hillary Clinton che, come abbiamo detto, è vista come vicina alle grandi lobby del paese e, per questo, i suoi cambi di posizione che talvolta hanno avuto luogo la mettono in luce come una candidata meno coerente di Sanders.

In questa maniera, Sanders è riuscito a creare una forte base di consenso che gli ha permesso di non essere un semplice candidato di bandiera delle idee più di sinistra, ma di andare ben oltre questo steccato, diventando un vero e proprio concorrente della Clinton per la nomination democratica.