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Attentato dell’Isis contro la polizia a Damasco

Non è chiaro quante persone siano state coinvolte nell'attacco, si parla di numerosi morti e feriti. Si tratta del secondo attacco nella capitale dall'inizio dell'anno

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Il ministero dell’Interno siriano ha reso noto che martedì 9 febbraio 2016 un attentatore suicida a bordo di un’auto si è fatto esplodere nei pressi di un club per agenti di polizia, in un quartiere residenziale di Damasco. Non è chiaro quante persone siano rimaste uccise nell’attacco.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, un gruppo di informazione con base nel Regno Unito che si occupa di registrare le violenze nel paese, ha diffuso la notizia della morte di otto agenti e del ferimento di almeno 20, dopo che il veicolo è saltato in aria nel parcheggio del club. L’attacco è avvenuto a Masaken Barza, un quartiere della classe media dove si trovano numerosi uffici governativi.

Il ministro dell’Interno ha dichiarato che le forze di sicurezza hanno impedito all’attentatore suicida di entrare nel complesso, che è pattugliato da numerosi agenti, e che l’esplosione è avvenuta presso i cancelli della struttura.

L’Isis ha rivendicato l’attentato in una dichiarazione diffusa sui social media. L’attentatore sarebbe Abu Abdul Rahman al-Shami.

Nella rivendicazione si legge che al-Shami “ha trasformato la tranquillità dei suoi nemici in orrore”, per vendicare la sofferenza cui sono sottoposti i suoi correligionari sunniti. Stando a questa rivendicazione, le vittime dell’attentato sarebbero 20 e i feriti almeno 40.

La televisione di stato siriana aveva erroneamente riportato che l’attacco era avvenuto in un mercato affollato nella stessa area. Più tardi, ha smentito la notizia.

L’ultimo attentato di rilievo nella capitale siriana era avvenuto il 31 gennaio in un sobborgo a sud di Damasco, Sayyida Zeinab, dove si trova uno dei principali santuari sciiti della Siria. L’attacco aveva ucciso più di 70 persone, inclusi alcuni miliziani sciiti, ed era stato rivendicato dallo Stato islamico.

Gli attacchi suicidi nel centro della capitale siriana si sono ridotti nel corso degli ultimi due anni. Tuttavia, le forze ribelli continuano a sparare colpi di mortaio dai sobborghi a est di Damasco.