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Lo strano caso delle persone scomparse in Egitto

Human Rights Watch accusa da molto tempo le forze di sicurezza egiziane di aver fatto sparire forzatamente decine di persone

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Tre studenti universitari di circa vent’anni, Esraa al-Taweel e i suoi due amici Omar Ali e Souhaib Saad, sarebbero stati arrestati il primo giugno del 2015 mentre camminavano lungo la riva del Nilo nel quartiere di Maadi, al Cairo, secondo quanto riferito dalle rispettive famiglie. 

Di loro non si è avuta nessuna notizia per almeno quattordici giorni. Il ministero degli Interni egiziano ha risposto di non saperne niente, negando più volte che i ragazzi fossero stati ufficialmente fermati o arrestati dalle autorità.

Solo due settimane più tardi alcuni parenti sono riusciti a ritrovare i ragazzi all’interno di diversi centri di detenzione in Egitto, generando tuttavia una notevole preoccupazione in quella che, secondo Human Rights Watch, non è una serie isolata di casi di sparizione.

L’Organizzazione non-governativa che si occupa della difesa e promozione dei diritti umani Human Rights Watch ha accusato le forze di sicurezza egiziane di aver fatto sparire quasi dieci persone in modo sistematico e senza alcun mandato di cattura.

In un articolo pubblicato il 20 luglio del 2015, Human Rights Watch ha documentato i casi di almeno sette persone che sarebbero sparite forzatamente tra l’aprile del 2014 e il giugno del 2015.

Tra le almeno sette persone che Human Rights Watch avrebbe documentato essere inizialmente sparite forzatamente, tre sono poi state ritrovate nei centri di detenzione egiziani mentre, in un altro caso, altri tre erano stati arrestati dalle forze di sicurezza.

Un altro uomo, un dottore scomparso nell’aprile del 2014, non è ancora stato ritrovato.

Le autorità, secondo quanto riportato dall’Ong, hanno in alcuni casi negato di aver arrestato le persone oppure si sono rifiutate di aprire indagini sui casi di sparizione. 

Le sparizioni forzate costituiscono una grave violazione del diritto internazionale e, se attuate in modo sistematico, rappresentano anche un crimine contro l’umanità, si legge in un articolo di Human Rights Watch.

Dal 2013 al gennaio del 2015, in seguito alla caduta dell’ex presidente Mohammed Morsi, in Egitto sarebbero state uccise centinaia di persone e ne sarebbero state arrestate o fermate oltre 41mila.

Circa 29mila fra questi erano membri o sostenitori della Fratellanza Musulmana, il maggior gruppo d’opposizione al governo egiziano, e attivisti indipendenti al movimento, mentre gli altri erano perlopiù attivisti liberali o laici. 

Ma gli arresti dell’ultimo anno e mezzo in Egitto non hanno necessariamente a che fare con i casi di sparizione avvenuti di recente.

Un funzionario governativo egiziano – che ha preferito rimanere anonimo – ha riferito all’agenzia di stampa di stato egiziana Mena che il contenuto dell’articolo di Human Rights Watch è completamente falso, sostenendo che la denuncia dell’Ong è parte di una campagna volta a destabilizzare l’Egitto.

“L’articolo si basa su fonti non verificate che non forniscono informazioni veritiere né alcun dato sulle questioni affrontate”, ha detto il funzionario, aggiungendo inoltre che la maggior parte delle persone menzionate nel testo di Human Rights Watch era già stata condannata o doveva ancora subire un processo.

Il vice direttore di Human Rights Watch in Medio Oriente, Joe Stork, sostiene che da quando Abdul Fattah al-Sisi è divenuto presidente dell’Egitto – lo stesso uomo che, al capo delle forze armate militari, ha portato alla deposizione di Morsi nel 2013 – le forze di sicurezza egiziane operano in un clima di “impunità quasi assoluta”.