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L’epidemia di Hiv che colpisce gli emarginati di Tijuana
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L’epidemia di Hiv che colpisce gli emarginati di Tijuana

La città di Tijuana è una meta di divertimenti trasgressivi per molti statunitensi, ma un recente libro fotografico racconta il lato più oscuro della città

08 Feb. 2016

La città di Tijuana è la prima area metropolitana che è
possibile incontrare una volta passato il confine degli Stati Uniti dalla Costa
ovest ed essere entrati in Messico, nella regione della Bassa
California.

L’agglomerato urbano è una meta di turismo per molti
statunitensi, che vedono nella città di confine un luogo geograficamente vicino
ma allo stesso tempo assolutamente diverso rispetto a leggi e divieti presenti
sul suolo californiano. È infatti noto come moltissimi siano i turisti che sfruttano
la maggiore elasticità delle leggi vigenti a Tijuana per indulgere nel consumo
di alcolici e droghe e approfittare del fiorente esercizio della prostituzione.

In quest’ultimo ambito si è recentemente registrata una
problematica molto seria che sta affliggendo uomini e donne che lavorano nel
mercato del sesso, in particolare gay e transessuali.

Sono infatti altissimi i tassi percentuali di infezioni da
AIDS presso questi membri della popolazione, e il rischio aumenta attraverso il
consumo di droghe, di cui apparentemente questo gruppo sociale farebbe un uso
consistente.

Il virus dell’HIV è tre volte più diffuso a Tijuana che nell’intera
superficie del Messico, il numero degli infetti è stimato nell’ordine delle
decine di migliaia e solo l’undici per cento di loro sono in grado di
permettersi cure adeguate.

La condivisione di siringhe aumenta notevolmente il rischio
di infezione da HIV, e Tijuana è un rifugio per moltissimi eroinomani, che
spesso si rifugiano in un canale che corre lungo il confine degli Stati Uniti,
nella zona nota come El Bordo, che fa da casa a centinaia di tossicodipendenti.

Secondo la transessuale Fernanda Sanchez, una delle vittime
del virus, le prostitute sono teoricamente obbligate a possedere una tessera da
sex worker, attraverso la quale è
possibile fare test per l’HIV mensilmente, ma questa è in realtà una pratica tenuta
in poca considerazione dalle lavoratrici del sesso. Questo, oltre all’attitudine
di alcuni clienti non desiderosi di utilizzare condom, ha probabilmente causato
la sua infezione.

Attraverso la prevenzione, c’è oggi una valida speranza di
fermare almeno il novanta per cento delle infezioni globali da AIDS entro il
2020, eppure ci sono luoghi come Tijuana in cui la situazione sembra senza
controllo.

Il fotografo Malcolm Linton e il giornalista Jon Cohen hanno
realizzato il libro Tomorrow Is a LongTime: Tijuana’s Unchecked HIV/AIDS Epidemic per documentare quest’epidemia
che giorno dopo giorno si sta consumando inosservata dal grande pubblico nella
città messicana.

Molte delle persone ritratte, alcune malate e altre ormai
moribonde, vivono in condizioni disperate, alcuni senza casa, spesso schiavi
della droga o costretti a prostituirsi. Si tratta non di rado di uomini e donne
deportati dagli Stati Uniti in Messico per assenza di documenti validi o reati
minori, col risultato di fare di Tijuana una sorta di discarica delle
istituzioni per questi individui.

Su TPI, alcune di queste tragiche immagini.

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