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Il bambino soldato di 10 anni ucciso dai Taliban in Afghanistan

Wasil aveva combattuto contro i Taliban al fianco della polizia, che lo aveva acclamato eroe della sua città. Ma proprio questo ha spinto i miliziani a ucciderlo

Immagine di copertina

La polizia locale afghana lo aveva definito un eroe per aver respinto una controffensiva dei Taliban a giugno del 2015. Si chiamava Wasil Ahmad e aveva 10 anni.

Lunedì primo febbraio 2016 stava uscendo dalla propria abitazione per recarsi al mercato a comprare delle verdure quando è stato ucciso davanti all’uscio di casa, nella città di Tarinkot, capitale della provincia di Oruzgan, nel sud dell’Afghanistan. 

Secondo quanto riferito dai suoi familiari, il bambino è stato ucciso da uomini armati di cui non si conosce l’identità. Ma i Taliban hanno già rivendicato l’attacco sul loro sito web.

La storia di Wasil è degna di un film: nell’estate del 2015, il gruppo estremista dei Taliban aveva intensificato l’offensiva in tutto il paese e aveva messo a repentaglio la sicurezza nella provincia afghana di Oruzgan.

Lo zio di Wasil, il mullah Abdul Samad – che per quattro anni aveva fatto parte dei Taliban – aveva deciso di passare al fronte opposto con 36 dei suoi uomini, promettendo fedeltà alle forze governative. 

Il governo provinciale afghano aveva nominato Samad comandante della polizia locale, che all’epoca comprendeva circa 70 soldati dispiegati nella provincia meridionale dell’Afghanistan di Oruzgan.

Per un mese, le forze locali avevano dovuto respingere l’offensiva dei Taliban. Samad e dieci dei suoi uomini vennero feriti in combattimento. Fu così che Wasil indossò l’uniforme per respingere l’avanzata talebana e porre fine all’assedio, che si concluse in maniera definitiva nel mese di agosto.

Wasil venne celebrato da tutta la popolazione locale in seguito al respingimento dei Taliban. In occasione di una festa pubblica, indossò l’uniforme della polizia, di due misure più grandi, e ghirlande di fiori di plastica intorno al collo.

Il vice capo della polizia locale di Oruzgan, Rahmullah Khan, si complimentò con il ragazzo per il lavoro svolto e il coraggio dimostrato.

(Nella foto qui sotto: Wasil Ahmadi riceve gli onori da parte della polizia locale afghana per il ruolo svolto nella battaglia contro i Taliban) 

Terminato questo capitolo, Wasil Ahmad dovette ben presto cambiare vita, passando da bambino-soldato a studente. La famiglia lo iscrisse in una scuola vicino alla loro nuova casa in affitto nella città di Tirinkot. Frequentava la quarta elementare, anche se non era un bravo studente.

“Era ossessionato dalla vita militare, parlava sempre di questioni militari e voleva sempre giocare con le armi e guidare i veicoli della polizia”, ha raccontato lo zio. “Non era molto interessato agli studi, perché i funzionari di polizia lo premiavano continuamente con medaglie per il suo coraggio”. 

Lo sfruttamento dei bambini soldato è ritenuto illegale in Afghanistan. Ciononostante, sia le forze governative che i Taliban hanno reclutato i minori per molti anni con il fine di farli combattere.

Un rapporto presentato nel mese di maggio 2015 da un gruppo di lavoro istituito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per indagare sui bambini impiegati nei conflitti armati ha riferito che le reclute sono in prevalenza minori e che – nella maggior parte dei casi – sia la polizia afghana che i Taliban ne hanno sfruttati diversi.

“La maggior parte dei posti di controllo e dei checkpoint dislocati lungo l’Afghanistan è stata gestita con agenti visibilmente più giovani. Molti di loro avevano meno di 18 anni”, ha rivelato il report.

Una Commissione per i diritti umani indipendente afghana ha inoltre sottolineato che si continuano a ricevere segnalazioni di bambini soldato nelle forze afghane, in particolare nelle forze di polizia locali. Ma anche i Taliban hanno impiegato i bambini soldato in recenti combattimenti a Kunduz e Badakshan, nel nord dell’Afghanistan. 

“Il governo provinciale ha commesso un’imprudenza, facendo sfilare Wasil con indosso un’uniforme della polizia dopo la fine dell’assedio dei Taliban, esponendolo così a nuove minacce”, ha sottolineato il portavoce della Commissione per i diritti umani, rendendo il bambino ulteriormente vulnerabile.