Come procedono i colloqui di pace sulla Siria
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Come procedono i colloqui di pace sulla Siria

Nel tardo pomeriggio di lunedì primo febbraio si sono incontrati i rappresentanti dell'opposizione e l'inviato speciale dell'Onu Staffan de Mistura

01 Feb. 2016  

L’Alto Comitato per i Negoziati (Hnc) dell’opposizione siriana ha incontrato l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, nel tardo pomeriggio di lunedì primo febbraio.

Il portavoce della delegazione ha reso noto, al termine dell’incontro, che resta in attesa di una risposta da parte di de Mistura sulle questioni umanitarie sollevate durante il colloquio, dopo che lo stesso avrà incontrato anche la delegazione del governo di Damasco.

“Siamo venuti a Ginevra per ottenere che il nostro popolo venga soccorso e che la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza dell’Onu sia implementata, il che significa aiuti umanitari, l’interruzione degli assedi e la fine degli attacchi sulla popolazione civile” ha dichiarato il portavoce dell’Hnc, Salem al-Muslet, prima dell’incontro.

“Siamo stati rassicurati dai nostri amici e dalla comunità internazionale e abbiamo ricevuto un riscontro positivo dall’Inviato speciale dell’Onu de Mistura. Stiamo rinnovando i nostri sforzi per assicurarsi che siano presi dei provvedimenti per porre fine alla sofferenza in Siria”.

Tuttavia, l’Opposizione lamenta che non c’è ancora stata alcuna attenuazione del conflitto: le forze governative e i suoi alleati, incluse le milizie iraniane, hanno lanciato offensive in aree importanti nell’ovest della Syria e anche nel nord, a Aleppo.

L’attacco su Aleppo sarebbe cominciato intorno alle due del mattino di lunedì primo febbraio con missili e raid aerei, stando a quanto dichiarato da uno dei comandanti del Free Syrian Army (Fsa), Ahmed el-Seoud. La situazione nei dintorni di Aleppo vede alcune aree sotto il controllo delle forze governative mentre altre restano in mano al Fsa.

Al-Seoud ha inoltre dichiarato: “Abbiamo deciso di partecipare ai negoziati perché ci siamo fidati delle garanzie che ci hanno offerto l’America e l’Arabia Saudita… (ma) il regime non ha buone intenzioni e non ci ha mostrato buone intenzioni”.

Il rappresentante del governo Bashar al-Jaafari ha riferito domenica 31 gennaio che il regime sta considerando opzioni come cessate il fuoco, corridoi umanitari e il rilascio di prigionieri. Tuttavia, avrebbe fatto intendere che queste opzioni potranno semmai essere il risultato della trattativa e non la condizione.

Stando a quanto reso noto lunedì primo febbraio, il governo siriano avrebbe acconsentito in linea di principio a togliere l’assedio sulle località di Madaya, al-Foua e Kefraya. 

Spetterà all’Onu stilare una lista delle provviste che dovranno essere consegnata alle città colpite dagli assedi e il dispiegamento di squadre per la verifica dello stato di salute e di nutrizione della popolazione. Tuttavia, non è stata convenuta alcuna tempistica sull’invio di aiuti e derrate.

Nel frattempo, un inviato degli Stati Uniti, Brett MacGurk, si è recato in visita ufficiale nel territorio siriano sotto il controllo delle forze curde, durante il fine settimana.

Il principale partito curdo della Siria, il Partito dell’Unione Democratica (Pyd), è stato escluso dai colloqui di pace per via dell’opposizione della Turchia.