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Le statue coperte per Rouhani a Roma contano più di 2277 impiccagioni in Iran

Si parla troppo delle statue velate al Campidoglio per la visita del presidente iraniano ma pochi dicono che il 2015 è stato l’anno con più esecuzioni in Iran dal 1991

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La Venere Capitolina nascosta dietro quattro pannelli per celarne le nudità. Il vino che non è stato servito durante i pasti previsti dal cerimoniale. E poi sorrisi e strette di mano ai politici italiani, seguiti da un’udienza personale con Papa Francesco. 

La visita in Italia del presidente iraniano Hassan Rouhani è da poco giunta al termine, suggellando il riavvicinamento del Paese nei confronti dell’Europa. Il premier italiano Renzi ha riferito che con l’Iran sono stati firmati 13 memorandum d’intesa per un valore stimato intorno ai 17 miliardi di euro. 

Ma se da un lato la distensione dei rapporti diplomatici con l’Iran, Paese fondamentale per l’equilibrio geopolitico del Medio Oriente, è vista come un successo dalla comunità internazionale, dall’altro c’è chi critica la scelta di ignorare sistematicamente il tema della violazione dei diritti umani da parte del governo di Teheran.

Martedì 26 gennaio decine di persone, iraniane e non, hanno manifestato a Roma in Piazza della Rotonda, davanti al Pantheon, per ricordare i crimini di cui si è macchiato Rouhani e le ragioni per cui il governo Renzi avrebbe sbagliato ad accoglierlo nel nostro Paese.

Tra di loro Ghazal, una donna di 31 anni nata a Teheran e residente a Roma dal 1990, come rifugiato politico prima e come cittadina italiana poi.

In una mano stringe un’asta sulla quale è affissa la bandiera gialla e rossa dei Mujaheddin del Popolo Iraniano, la resistenza armata che ha lottato contro il regime islamico imposto con la violenza nel 1979. 

(Nella foto qui sotto: Ghazal, una dissidente iraniana nata a Teheran e che vive a Roma dal 1990. Credit: Marta Facchini)


Con l’altra tiene alto un cartello che recita “No all’impiccagione in Iran”. Sono infatti 2277 le esecuzioni che hanno avuto luogo sotto la supervisione del successore di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza del Paese.

Secondo i dati dell’Associazione Nessuno tocchi Caino, ripresi in questi giorni da Famiglia Cristiana, l’Iran detiene il record per il più alto tasso di condanne a morte per abitante. 

Soltanto nel 2015 ci sono state 1084 esecuzioni. Mai così tante da 25 anni a questa parte. 

Essere una dissidente per Ghazal non è solo una questione di principio ma anche di famiglia. I suoi genitori facevano parte dei Mujaheddin del Popolo Iraniano e contribuivano alla resistenza contro il regime dell’Ayatollah Khomeini dalla cittadella irachena di Ashraf, poco distante dal confine con l’Iran. 

Il padre della ragazza è stato giustiziato nel 1988, l’anno di una delle più sanguinose rappresaglie da parte del governo di Teheran contro chi si dichiarava contrario al colpo di stato che aveva trasformato la monarchia iraniana in una repubblica islamica. 

È stato dopo lo scoppio della guerra del Golfo e i bombardamenti in Iraq, che la piccolissima Ghazal ha raggiunto Roma per vivere con suo zio.

Sua madre ha invece continuato per anni ad aiutare la resistenza iraniana in Iraq. Oggi, tuttavia, i dissidenti preferiscono la diplomazia alle armi e i militanti sono sparsi in giro per il mondo. Uno dei Paesi che li accoglie è l’Albania, nazione dove la donna risiede tutt’oggi.

(Nella foto qui sotto: Nasli, la cugina di Ghazal. Hanno un legame molto forte, perchè abitano insieme da quando il padre di Nasli ha preso Ghazal sotto il suo tetto dopo la fuga dai bombardamenti in Iraq. Credit: Marta Facchini) 


Anche Esmail Mohades, portavoce dell’Associazione dei Laureati Iraniani in Italia, è sceso in piazza per “dire no a Rouhani, recordman delle impiccagioni in Iran”, erroneamente dipinto dall’Occidente come un possibile riformatore della nazione.

“Il vero detentore del potere nel Paese è Khamenei”, ricorda Mohades, sostenendo che qualsiasi cambiamento radicale della politica domestica ed estera debba avvenire sotto l’egida della massima guida spirituale iraniana.

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“Il fenomeno che noi conosciamo come integralismo islamico”, afferma senza giri di parole Mohades, “nasce nel 1979 con la rivoluzione iraniana”. 

Ghazal non la pensa in maniera differente: “In un momento in cui si combatte il terrorismo e l’Isis”, afferma la ragazza, “non si capisce come sia possibile accogliere a braccia aperte colui che è il padrino di tutti i terrorismi”. 

Per quanto riguarda la nomea di riformatore che circonda Rouhani, Ghazal non si sorprende: “Purtroppo l’Occidente deve giustificare tutti quelli che sono gli accordi economici che sta stringendo con il regime, e per fare ciò ha bisogno di presentare Rouhani sotto una certa luce”.

In Italia molti dei dissidenti iraniani sono coordinati dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, un’organizzazione attiva in quasi tutto il mondo con l’obiettivo di continuare attraverso vie diplomatiche l’opposizione al regime islamico instauratosi a Teheran. 

Manifestare pacificamente in piazza contro l’arrivo di un Capo di Stato è una delle maniere che rimane ai dissidenti iraniani per far luce sulle violazioni dei diritti umani che avvengono all’interno del Paese.

(Ha collaborato Paolo Pirani) 

Il tweet di Rouhani che invita Renzi in Iran