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Lo Zimbabwe abolisce i matrimoni tra minorenni

La corte costituzionale ha dichiarato fuorilegge la norma per cui una bambina a 16 anni può essere data in sposa

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La corte costituzionale dello Zimbabwe ha dichiarato fuorilegge il matrimonio fra minori, in cui entrambi o uno dei due partner abbiano meno di 18 anni. La sentenza è arrivata mercoledì 20 gennaio 2016, dopo l’ultimo caso risalente al mese di marzo 2015 e denunciato al tribunale da due ex spose bambine.

Loveness Mudzuru e Ruvimbo Tsopodzi oggi sono due giovani donne, rispettivamente di 19 e 20 anni. Ma quando vennero date in spose dalle loro famiglie avevano 16 e 15 anni. Raggiunta la maggiore età hanno deciso di sfidare il governo criticando la norma che riconosce legale il matrimonio fra minori, la quale stabilisce che le bambine siano in età da marito già all’età di 16 anni.

“Sono molto felice per aver giocato un ruolo cruciale nel rendere lo Zimbabwe un paese più sicuro per le ragazze” ha dichiarato all’agenzia Reuters Loveness Mudzuru, sposata a 16 anni e madre di due bambini già a 18 anni. “Il matrimonio fra minori è una forma di abuso che intrappola le ragazze in una vita di povertà e sofferenza”. 

La decisione della corte costituzionale è stata presa per cercare di fermare il fenomeno delle spose-bambine, in forte crescita nel paese africano. Infatti, in Zimbabwe un terzo delle ragazze si sposa prima dei 18 anni, mentre il 4 per cento arriva al matrimonio prima di aver compiuto i 15 anni di età. In tutta l’Africa sub-sahariana si stima che il 40 per cento delle ragazze sposate siano minorenni, con una percentuale che sfiora il 76 per cento in Niger. 

Su 20 paesi del mondo in cui il fenomeno delle spose-bambine è diffuso, quindici sono paesi africani che registrano il più alto tasso di matrimoni precoci. Secondo l’Unicef, se l’attuale tendenza continua, il numero di spose bambine nel continente è destinato a raddoppiare entro il 2050. 

(Qui sotto la testimonianza di un ex sposa bambina in Zimbabwe)


Che cosa è il “Marriage Act” in Zimbabwe

La Corte costituzionale ha annullato una parte del cosiddetto “Marriage Act”, ossia l’insieme di norme che regolano i matrimoni monogami in Zimbabwe. Nello specifico, i giudici hanno dichiarato illegale e incostituzionale la norma che stabilisce un’età minima per contrarre il matrimonio. Per le bambine è possibile sposarsi già all’età di 16 anni, mentre per i ragazzi l’età minima è di 18 anni, senza richiedere il consenso scritto del ministro della Giustizia.

La norma contenuta nel “Marriage Act” non si allinea alla Costituzione del paese, la quale non vieta espressamente il matrimonio precoce, ma nella sezione 78 si legge che chi ha raggiunto l’età di 18 anni ha il diritto di fondare una famiglia e che, pertanto nessuno è costretto a sposarsi contro la proprio volontà. 

Le ragioni dietro i matrimoni precoci

Una delle ragioni principali che spinge le famiglie a dare le figlie in spose troppo presto in Zimbabwe è la povertà. I genitori acconsentono al matrimonio precoce per avere in casa una bocca in meno da sfamare. Il pagamento della dote può essere considerato un ulteriore incentivo. Alcune comunità vedono nel matrimonio precoce anche un modo per proteggere le ragazze da rapporti sessuali prima del matrimonio.

Nella sua dichiarazione giurata davanti al tribunale, Loveness Mudzuru ha definito il matrimonio precoce come un “circolo vizioso”. “Le ragazze che si sposano presto e che hanno alle spalle famiglie povere, sono poi costrette a mettere al mondo propri figli nel medesimo contesto di povertà assoluta, e il ciclo ricomincia” ha dichiarato la giovane donna. 

Mudzuru ha poi raccontato di essersi sposata all’età di 16 anni e di aver avuto due figli ancor prima di compiere 18 anni. “La mia vita è stata un inferno. Crescere un figlio quando tu stessa sei una bambina è difficile” . 

Tale pratica priva i minori a ricevere una formazione e un’istruzione adeguate, e per quanto riguarda le bambine le espone a elevati rischi di abusi sessuali, oppure a gravi lesioni e in alcuni casi alla morte durante il parto. 

La sentenza della corte costituzionale ha delineato “le conseguenze terribili” del matrimonio precoce e ha spinto per una maggiore presa di coscienza sui problemi di questo genere. 

“E’ un grande giorno per i diritti delle donne” ha dichiarato a Reuters un portavoce di Veritas, una Ong locale attiva nel paese africano che ha supportato la richiesta delle ragazze alla corte costituzionale. “Adesso toccherà al governo far conoscere alle numerose comunità locali la nuova normativa che equipara i diritti dei bambini nel paese, senza alcuna distinzione di sesso”.