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Cosa sta succedendo tra Matteo Renzi e la Commissione Europea

Lo scontro in atto tra il primo ministro italiano e Jean-Claude Juncker sta divenendo sempre più aspro. Come siamo arrivati fin qui e cosa può accadere ora

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A partire da gennaio del 2016 si sta assistendo a uno scontro che vede protagonisti il primo ministro italiano Matteo Renzi e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Un contrasto che si è intensificato soprattutto verso la metà del mese quando quest’ultimo ha accusato il premier italiano di “vilipendere a ogni occasione” l’organo da lui guidato.

Già prima che Juncker si insediasse a capo della Commissione europea, nel novembre del 2014, c’erano stati momenti di tensione fra Renzi e Bruxelles: una su tutte quella avvenuta nell’ottobre del 2014, quando il predecessore di Juncker, il portoghese Barroso, aveva chiesto con una lettera indirizzata a Palazzo Chigi informazioni aggiuntive sulla legge di stabilità che l’Italia stava approvando.

Renzi, in quell’occasione, decise di far pubblicare sul sito del ministero dell’Economia quella lettera – classificata come confidenziale – dicendo che era necessaria una certa trasparenza. Per lo stesso motivo, annunciò che l’Italia sarebbe stata favorevole alla pubblicazione di tutte le spese dei palazzi e delle istituzioni europee.

Per il resto, Renzi in più occasioni si è rivolto ai leader dell’Unione europea etichettandoli come burocrati, soprattutto nelle discussioni avute con loro che hanno riguardato principalmente due temi: la flessibilità dei conti pubblici e l’immigrazione.

Juncker si è dimostrato fautore di una maggiore flessibilità sui conti pubblici rispetto al passato e rispetto alle richieste della Germania, paese considerato quale massimo esponente del rigore nell’eurozona, grazie anche al lavoro svolto dall’Italia e dal governo Renzi durante il suo semestre di presidenza dell’Unione europea tra il luglio del 2014 e il gennaio del 2015.

Un fatto riconosciuto dallo stesso Juncker che è stato tuttavia contestato successivamente dal presidente della Commissione europea quando Renzi se n’è preso i meriti.

“Noi abbiamo introdotto la flessibilità” ha infatti riferito Juncker, nello stesso intervento del 15 gennaio 2016 in cui ha dichiarato che Renzi sbaglia a vilipendere le istituzioni europee.

Il 10 gennaio del 2016 Matteo Renzi si è trovato a dover rispondere al numero due della Commissione europea, il lettone Valdis Dombrovskis, che ha accusato l’Italia di non aver messo in atto le riforme necessarie, chiarendo che al contrario queste “sono state fatte tutte”.

Il culmine della tensione tra Renzi e Bruxelles è stato tuttavia raggiunto quando un esponente del gabinetto di Juncker, il tedesco Martin Selmayr, ha riferito alla stampa italiana in una riunione riservata del 18 gennaio che la Commissione non ha a Roma un vero interlocutore.

L’Italia ha risposto dunque sostituendo l’ambasciatore presso l’Unione europea Stefano Sannino, considerato da Selmayr “un grande negoziatore”, e rimpiazzandolo con Carlo Calenda, sottosegretario allo Sviluppo economico. Dunque un politico, peraltro membro del governo di Renzi, che va a sostituire un diplomatico.

Questo scontro tra Italia e Commissione europea potrebbe avere numerose conseguenze nei prossimi mesi, per via dei diversi tavoli di discussione aperti tra le due parti.

Intanto c’è la proposta del ministro dell’Economia Piercarlo Padoan di creare una bad bank italiana, una società finanziata dallo stato che ripulisca le banche dai debiti che non riescono a sostenere: una forma di intervento pubblico che deve passare per forza dalla Commissione europea e che finora non è mai stata accettata da Bruxelles.

L’Italia dovrà infatti trovare un accordo con Juncker per risolvere il problema dei 201 miliardi di euro di prestiti non performanti che gli istituti di credito hanno maturato negli ultimi anni. Con prestiti non performanti si intendono i crediti deteriorati che le banche non riescono più a ripagare.

Secondo la Banca d’Italia, ci sarebbero poi ulteriori 160 miliardi di euro che potrebbero trasformarsi anch’essi in prestiti non performanti.

C’è poi il parere che la Commissione dovrà esprimere sull’ultima legge di stabilità approvata dal parlamento italiano. Un parere che, qualora fosse negativo, non allarma molto il premier Renzi, che ha dichiarato che “se Bruxelles ti boccia la legge di stabilità tu gliela restituisci uguale al mittente e fai uno pari”.

Nel frattempo, però, ci sono le borse europee che hanno visto un netto calo nel mese di gennaio e che ha colpito l’Italia più di altri paesi.

Il crollo del titolo della banca Monte de’ Paschi di Siena – terzo istituto di credito italiano, ad esempio, secondo indiscrezioni riportate da diversi giornali italiani, potrebbe essere stato creato ad arte nell’ambito delle istituzioni europee, forse come rappresaglia contro l’atteggiamento di Renzi.

Secondo queste indiscrezioni, un funzionario della Banca centrale europea (Bce) avrebbe messo in giro la voce dell’arrivo di una lettera al governo italiano da parte della banca, proprio come quella che nel 2011 arrivò all’allora premier Berlusconi e contribuì in maniera determinante alla caduta di quell’esecutivo.

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Alcuni hanno visto dietro lo scontro tra Renzi e Juncker questioni di politica interna italiana. Tra questi c’è Jacopo Barigazzi, che per il sito Politico ha scritto che Renzi attaccherebbe l’Unione europea per sottrarre consensi al Movimento Cinque Stelle e alla Lega Nord, entrambi partiti euroscettici che si oppongono al suo governo.

L’Italia tuttavia sta probabilmente cercando un compromesso con Bruxelles per riuscire a risolvere il problema relativo al Monte de’ Paschi: il premier Renzi ha auspicato in un’intervista al Sole 24 ore il 21 gennaio una “soluzione italiana” al problema, puntando quindi a una mediazione con la Commissione europea che permetta all’Italia di avere il via libera per creare la bad bank.

Le parole di Renzi hanno suonato come una rassicurazione per l’istituto di credito senese, il cui titolo lo stesso giorno è volato in borsa di oltre 35 punti percentuali. A fare eco al premier è stato poi il numero uno del Monte de’ Paschi, Fabrizio Viola, che ha notato come non ci siano elementi per un crollo del titolo, come quello avvenuto dall’inizio dell’anno.

Nel frattempo, anche Juncker ha smorzato i toni della polemica con Renzi, dando un segnale di distensione: “Con Renzi parole maschie e virili, ma relazioni buone” ha dichiarato il numero uno della Commissione europea.