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L’attacco in un’università del Pakistan

Un gruppo armato ha assaltato un campus universitario nel nord del Pakistan. Sono almeno 20 le vittime, perlopiù studenti. Cosa è successo: un riassunto

Immagine di copertina

Mercoledì 20 gennaio 2016 un gruppo di uomini armati ha preso d’assalto un’università nel nord del Pakistan, uccidendo almeno 20 persone e ferendone diverse decine. 

L’attacco è avvenuto nella provincia pakistana di Khyber Pakhtunkhwa ed è inizialmente stato rivendicato dai taliban, anche se un portavoce del gruppo estremista ha successivamente negato ogni coinvolgimento, sostenendo che l’attentato di mercoledì non “è di matrice islamica”.

La strage nell’università di Bacha Khan, nella città di Charsadda, giunge a poco più di un anno dal massacro di 134 studenti che a dicembre del 2014 morirono in una scuola di Peshawar, vicino al confine con l’Afghanistan.

Un funzionario della sicurezza afgana ha detto che il bilancio delle vittime potrebbe arrivare fino a 40. L’esercito ha detto di aver concluso le operazioni militari nel campus universitario e che quattro uomini del commando armato sono morti. 

Un portavoce dei soccorritori, Bilal Ahmad Faizi, ha riferito ai media che al momento sono 19 i corpi recuperati tra studenti, guardie, poliziotti e almeno un insegnante. Secondo fonti locali, si tratta del professore di chimica Syed Hamid Husain.

Alcuni testimoni riferiscono che il docente si sarebbe rivolto agli uomini armati puntando contro di loro una pistola, per permettere ai suoi studenti di fuggire. 

Molte delle vittime sono state colpite alla testa, come in una vera e propria esecuzione. 

(Nella foto qui sotto: studenti tratti in salvo all’università presa d’attacco in Pakistan. Credit: Fayaz Aziz) 

I militanti del gruppo armato coperti in volto e avvolti dalla nebbia hanno scalato le mura del campus universitario, prima di fare irruzione all’interno dell’edificio e aprire il fuoco contro gli studenti e gli insegnanti nelle aule e nei dormitori.

Gli studenti sopravvissuti al massacro hanno riferito ai media di aver visto diversi uomini armati con fucili d’assalto AK-47 dirigersi verso i dormitori dove molti studenti stavano dormendo.

“Sono venuti da dietro e c’è stata una grande confusione” ha raccontato uno studente dal letto dell’ospedale di Charsadda dove è stato ricoverato. “Ci è stato detto dagli insegnanti di lasciare immediatamente l’edificio. Alcune persone si sono nascoste nei bagni”. 

Secondo fonti mediche locali, sono trentacinque i feriti trasportati nell’ospedale del distretto di Charsadda. 

Nella giornata di mercoledì l’università presa di mira dal commando di uomini armati si preparava a ospitare nel pomeriggio un recital di poesie, per commemorare l’anniversario della morte di Abdul Ghaffar Khan, celebre attivista per l’indipendenza da cui l’università prende il nome.

Il campus universitario di Charsadda ospita 3.000 studenti, ma al momento dell’attacco contava 600 ospiti invitati per l’evento. 

CHI È STATO 

Le rivendicazioni dell’attentato appaiono del tutto discordanti.

Umar Mansoor, un alto comandante talebano pachistano coinvolto nell’attacco alla scuola di militare di Peshawar del dicembre 2014, ha rivendicato l’assalto all’università sostenendo il coinvolgimento di quattro dei suoi uomini. In una dichiarazione telefonica all’agenzia di stampa Reuters ha sottolineato che l’università era stata presa di mira perché rappresenta un’istituzione governativa che ha sostenuto l’esercito. 

Tuttavia, nel corso della giornata, il portavoce ufficiale dei taliban Muhammad Khorasani ha replicato definendo l’attacco “non islamico”.

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“I giovani che studiano in istituti non militari sono considerati come i costruttori della nazione futura, perciò, è un nostro dovere garantire la loro sicurezza e la loro protezione”. Non sono chiare le ragioni di questa discordanza di rivendicazioni. Mentre la leadership talebana presenta delle fratture, Mansoor è ritenuto fedele al leader centrale Mullah Fazlullah. 

I taliban pakistani stanno lottando per rovesciare il governo in carica e introdurre una rigida interpretazione della legge islamica. Hanno legami con i taliban afghani che hanno controllato e governato gran parte dell’Afghanistan, fino al loro rovesciamento dovuto a un’azione militare sostenuto dagli Stati Uniti nel 2001. 

Secondo quanto riferito dal portavoce dell’esercito pakistano, generale Asim Bajwa, “l’operazione militare all’interno dell’università è cessata e il campus è stato sgomberato”. Un funzionario della sicurezza pakistana ha riferito di aver visto quattro corpi di uomini armati crivellati di proiettili, e che nessuno di loro indossava giubbotti esplosivi ma avevano con sé fucili e granate. 

TESTIMONIANZE DAL PAKISTAN 

Le immagini televisive hanno mostrato veicoli militari, elicotteri che sorvolavano il campus e una serie di ambulanze in fila fuori dall’ingresso principale, mentre i genitori degli studenti attendevano all’esterno consolandosi a vicenda. 

Shabir Khan, un docente del dipartimento d’inglese, ha riferito di essere appena uscito dallo studentato quando è iniziato l’assalto. “La maggior parte degli studenti e del personale docente si trovavano nelle rispettive aule quando è iniziato il conflitto a fuoco”. 

Diverse scuole hanno chiuso presto durante il fine settimana intorno a Peshawar, dopo le voci circolate di un possibile attacco. L’area è stata messa in sicurezza dopo il massacro del dicembre 2014 compiuto da sei uomini armati. 

Il Pakistan negli ultimi anni è stata teatro di violenze da parte dei gruppi jihadisti. Per frenare le violenze, il governo centrale ha ucciso e arrestato centinaia di sospetti militanti, dopo l’attentato di Peshawar, imponendo un giro di vite lungo il confine con l’Afghanistan senza legge. “Siamo determinati e risoluti nel nostro impegno per eliminare la minaccia del terrorismo dalla nostra patria” ha dichiarato il primo ministro pakistano dopo l’attacco di mercoledì.