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3500 persone sono schiave dell’Isis in Iraq

Si tratterebbe soprattutto di donne e bambini tenuti prigionieri dal sedicente Stato islamico. Mentre i civili uccisi negli ultimi due anni in Iraq sono stati 19mila

Immagine di copertina

Circa 3.500 persone, soprattutto donne e bambini, sarebbero tenute in condizioni di schiavitù dall’Isis in Iraq.

Il dato è stato diffuso dalle Nazioni Unite nella giornata di martedì 19 gennaio.

Nei territori dominati dal sedicente Stato islamico c’è un controllo ferreo della popolazione e sono frequenti le esecuzioni pubbliche. Gli abusi commessi dall’Isis potrebbero essere classificabili come “crimini di guerra, crimini contro l’umanità, e possibilmente genocidio”, dice il rapporto dell’Onu.

La Missione di assistenza in Iraq insieme all’ufficio per i diritti umani dell’Onu hanno stimato che 3.500 persone sarebbero “attualmente detenute in condizione di schiavitù da parte di miliziani dell’Isis”.

Si tratterebbe “prevalentemente di donne e bambini, che provengono soprattutto dalla comunità degli yazidi, ma ci sono anche altre persone appartenenti ad altre minoranze etniche e religiose”, ha evidenziato il rapporto che è stato pubblicato a Ginevra.

Le Nazioni Unite hanno anche diffuso il dato sulla violenza in Iraq: quasi 19mila civili sono stati uccisi tra il primo gennaio 2014 e il 31 ottobre 2015, i feriti sono stati più di 36mila, mentre le persone che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni sono 3,2 milioni.