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La battaglia di Jeremy Corbyn contro le aziende che non pagano il salario minimo garantito

Il segretario del partito laburista del Regno Unito vuole impedire la distribuzione dei dividendi tra gli azionisti delle grandi aziende che non pagano il salario minimo

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Il segretario del partito laburista del Regno Unito Jeremy Corbyn ha dato inizio a una campagna politica volta a impedire la distribuzione dei dividendi tra gli azionisti delle grandi aziende che non pagano il salario minimo ai propri dipendenti.

Il leader laburista ha inoltre proposto di porre alcuni limiti agli stipendi dei dirigenti aziendali che sono troppo sproporzionati rispetto a quelli dei propri dipendenti.

Le proposte, che mostrano come Corbyn stia iniziando a muovere una campagna contro le disuguaglianze nel mondo del lavoro e, nello specifico, nelle grandi aziende, sono state lanciate durante una conferenza presso la Fabian Society – un’organizzazione socialista legata ai laburisti – a Londra.

Secondo Corbyn, infatti, i processi di crescita delle aziende negli ultimi anni hanno principalmente favorito le persone che si trovano al vertice di esse, dal momento che la disuguaglianza secondo il leader laburista è un danno per la crescita del paese.

Corbyn ha poi aggiunto  che il Regno Unito è secondo solo agli Stati Uniti nella disuguaglianza del reddito tra i paesi del G7.

Anche per questo, un’altra misura che il leader laburista ha intenzione di proporre è quella di bloccare la redistribuzione degli utili tra i soci delle aziende che non pagano uno stipendio minimo ai loro dipendenti.

L’opinione di Corbyn è che i proprietari delle aziende non possono arricchirsi grazie al lavoro sottopagato dei propri dipendenti, e attraverso questa misura punta a prevenire questo fenomeno.

Will Hutton, editorialista dell’Observer, ha consegnato nel marzo 2015 al governo una proposta in cui veniva chiesto alle imprese di pubblicare ogni anno come si fosse evoluto il rapporto tra la retribuzione dei dirigenti e la paga media nell’arco degli ultimi cinque anni. Questa proposta, tuttavia, non ha avuto alcun seguito.

Secondo il parere dell’High Pay Centre, nel 2015 lo stipendio medio dei capi delle aziende quotate nell’indice di borse FTSE 100 sarebbe stato pari a 150 volte lo stipendio medio dei loro dipendenti, mentre nel 1998 guadagnavano “solamente” 47 volte più della paga media dei loro dipendenti.