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Cosa ha fatto oggi l’Isis a Giacarta

È la prima volta che i combattenti dell'Isis colpiscono il paese che ospita più musulmani al mondo. Sette morti accertati finora. Un riassunto della giornata

Immagine di copertina

L’Isis ha rivendicato gli attacchi di giovedì 14 gennaio 2016 a Giacarta, in Indonesia, che hanno causato la morte di almeno sette persone, tra cui cinque attentatori. È la prima volta che i combattenti del sedicente Stato islamico colpiscono il paese che ospita più musulmani al mondo.

Nelle prime ore del mattino, ora italiana, si sono verificate simultaneamente diverse esplosioni e sparatorie nel centro della capitale indonesiana. La dinamica degli attacchi ha ricordato quella messa in pratica durante gli attentati di Mumbai in India nel 2008 e, in modo più allarmante, quelli di Parigi del 13 novembre 2015.

Le forze di sicurezza indonesiane hanno impiegato circa tre ore per porre fine all’attacchi, avvenuti all’interno di uno Starbucks di Giacarta e nel centro commerciale Sarinah, uno fra i più antichi della città. Gli attentatori hanno inizialmente aperto il fuoco con la polizia locale e poi si sono fatti saltare in aria. 

La tragedia di Giacarta è stata trasmessa in diretta in televisione. Complessivamente le autorità hanno registrato almeno sei esplosioni e una sparatoria in un cinema.

Un cittadino indonesiano e uno canadese sono stati uccisi nell’attentato. Venti persone, tra cui un algerino, un austriaco, un tedesco e un olandese, sono rimasti feriti.

“Un gruppo di combattenti del Califfato ha attaccato una folla di persone in Indonesia appartenenti all’alleanza dei crociati che combattono l’Isis”, ha annunciato il gruppo estremista, aggiungendo – secondo loro – che almeno 15 persone sarebbero state uccise.

Il capo della polizia di Giacarta ha detto che non c’è dubbio che c’è l’Isis dietro l’attacco, indicando un militante chiamato Bahrun Naim come l’ideatore degli attentati in Indonesia.

Nel 2009, sette anni fa, Naim gestiva un internet café nella piccola città indonesiana di Solo. Nel 2011 è stato fermato per possesso illegale di armi da fuoco e andò in carcere per tre anni.

Da allora è sempre stato un punto di riferimento importante per il movimento sottobosco di miliziani e combattenti vicini al gruppo estremista. Nel 2015, un anno fa, Naim andò in Siria per unirsi ai combattenti del sedicente Stato islamico. Secondo gli ufficiali della polizia, ha coordinato gli attacchi a Giacarta da Raqqa, la capitale de-facto dell’Isis in Siria.

(Nella foto qui sotto: armi utilizzate dagli attentatori a Giacarta. Credit: EPA)


Secondo le ricostruzione delle autorità, il numero delle vittime è di almeno sette persone. Una cifra relativamente bassa rispetto all’entità dell’attentato, giustificabile dal fatto che agli attacchi hanno partecipato miliziani locali in possesso di armi rudimentali.

L’Indonesia era già stata protagonista di diversi attacchi da parte di militanti, ma non aveva mai subito un attentato coordinato da un gruppo di attentatori suicida e uomini armati. L’attacco di Bali del 2002 causò la morte di 202 persone, la maggior parte turisti. L’ultimo attacco di rilievo a Giacarta risale al 2009, quando alcune bombe esplosero all’hotel Marriott e Ritz Carlton.

Secondo gli esperti, il paese era da diversi mesi sotto la minaccia di attacchi terroristici. L’Isis sta tentando da diversi mesi di insediare la propria presenza e influenza sul territorio indonesiano, cercando di dare vita a un avamposto del gruppo estremista in Indonesia, in primis per la consistente presenza di musulmani. Su un totale di 250 milioni di abitanti, ben 200 milioni sono musulmani nel paese.

Inoltre le autorità indonesiane temono che diversi miliziani locali, che avevano lasciato il paese per combattere al fianco dell’Isis, possano fare ritorno in patria dopo essere stati indottrinati adeguatamente dai combattenti del sedicente Stato islamico. I funzionari indonesiani del contro-terrorismo sostengono che ci siano almeno 1,000 simpatizzanti dell’Isis in Indonesia. 

L’Isis ha compiuto diversi attentati terroristici negli ultimi mesi, fra cui quello di Parigi, quello rivendicato a San Bernardino in California, quello di Istanbul del 14 gennaio 2016 e infine, il giorno seguente, quello di Giacarta.