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La Sporting Locri minacciata dalla ‘ndrangheta tornerà a giocare

La squadra di calcio femminile aveva dovuto fermare le attività dopo numerose intimidazioni mafiose

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La Sporting Locri, una squadra di calcio femminile calabrese che è tra le migliori d’Italia, tornerà a giocare domenica 10 gennaio. Il club sportivo aveva dovuto fermare le proprie attività nel mese di dicembre del 2015, dopo che il presidente Ferdinando Armeni era stato minacciato dalla ‘ndrangheta.

Le minacce sempre più violente ricevute dal presidente e dall’intera squadra avevano convinto la società a chiudere, scatenando la reazione indignata di numerose altre squadre italiane che erano intervenute in solidarietà nei riguardi della Sporting Locri.

Grazie a questi messaggi di sostegno e di incoraggiamento, il presidente ha annunciato il ritorno in campo della squadra nella partita decisiva contro la Lazio C5.

“A dire il vero, per continuare il campionato non ha senso fermarsi. Sarà bene continuare… domenica sarà un grande giorno per lo sport” ha raccontato la centrocampista Rosanna Rovito.

Sempre a proposito dell’imminente sfida con la Lazio C5, parla anche il capitano della squadra, la spagnola Beita Fernandez “questa è una partita che dobbiamo vincere, dobbiamo ottenere più punti e continuare a giocare fino alla fine”.

Una squadra investigativa è sulle tracce degli autori delle minacce iniziate il 7 dicembre con un messaggio intimidatorio nei confronti del presidente Ferdinando Armeni, che recitava “è ora di chiudere la Sporting Locri. Andatevene!”.

Nonostante le minacce la squadra ha continuato normalmente la sua attività fino a prima di Natale, quando sono state squarciate le ruote dell’auto del presidente e un messaggio anonimo è stato mandato alla figlia del presidente. A quel punto il presidente Armeni ha deciso di prendere provvedimenti e ha annunciato la chiusura del club con un messaggio sulla pagina ufficiale della squadra che diceva: “game over”.

(Un tweet della giocatrice Alessia Modestia che segnala le minacce ricevute alla stampa italiana)

Le cause delle minacce non sono ancora chiare. La ‘ndrangheta avrebbe preso di mira la squadra a causa del sessismo ancora molto presente in Calabria e che non vede di buon occhio la presenza delle donne in uno sport ancora prevalentemente maschile.

“Ci sono posti in cui giocare a calcio rimane un sogno per le donne. In Calabria ci sono città in cui non ci sono centri sportivi”, racconta Massimo Achini, presidente del Centro sportivo italiano (Csi).

La ‘ndrangheta potrebbe essere inoltre interessata ai guadagni legati allo sport: “una quantità enorme di soldi si muove nel calcio italiano, la ‘ndrangheta usa il calcio per riciclare denaro o per controllare il territorio” afferma Arturo Bova presidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta.

Nonostante le interferenze della mafia, il presidente del Centro sportivo italiano della provincia di Reggio Calabria, Paolo Cicciù, è convinto che lo sport sia una risorsa fondamentale che offre ai giovani un’alternativa valida alla criminalità.

“Lo sport rappresenta la scelta della legalità, se il governo investisse su questo in Calabria, forse qualcosa potrebbe cambiare”, dice Cicciù.

Oltre le minacce, Cicciù definisce la Sporting Locri come squadra simbolo dello sviluppo del calcio femminile in Italia, volta ad abbattere i pregiudizi. Lo stesso allenatore Luis Lapuente ha affermato che la squadra non cederà tanto facilmente e che ora più che mai è pronta al calcio d’inizio.